Un maestro inquieto e dialogante
«Non posso fare a meno di comunicare con gli altri, con i giovani, con quanti hanno interesse a discutere certi problemi; è necessità mia fecondare degli spiriti, suscitare problemi e sentirmi fecondato dagli altri», diceva di sé Michele Federico Sciacca, morto a Genova il 24 febbraio 1975 dopo una vita trascorsa nell’insegnamento universitario.
Maestro venerato e temuto da generazioni di studiosi, il filosofo siciliano (era nato a Giarre, presso Catania, nel 1908) viene ricordato nel convegno “Attualità di un pensatore nel 50° della morte”, organizzato giovedì 19 e venerdì 20 febbraio presso i Musei Diocesani Carlo Maria Martini di Milano dal Centro Internazionale di Studi Rosminiani, insieme ai tanti enti culturali e accademici legati in qualche modo alla sua vita.
Un’impronta profonda nel Novecento italiano
Dalle università di Pavia e di Genova (in cui fu docente dal 1946 alla morte) ai centri di studi di Gallarate e di Bolzano, dei quali fu cofondatore e animatore, senza dimenticare i periodici quali “Città di Vita”, “Giornale di metafisica”, “Humanitas” e “Rivista Rosminiana”, da lui fondati o diretti: ovunque rimane, a mezzo secolo di distanza, la traccia lasciata dalla forte personalità di Sciacca nel panorama culturale italiano del Novecento.
Un cattolico critico, fedele e scomodo
Intellettuale davvero “scomodo”, perché immune dalle allucinazioni sul trionfo inevitabile del marxismo o sull’ineluttabilità del pensiero debole portate avanti da molti suoi contemporanei, Sciacca è stato a lungo vittima di un immeritato oblio anche nel mondo cattolico di allora, al quale non lesinò critiche analoghe a quelle dell’ultimo Maritain, senza mai diminuire la propria assoluta fedeltà alla Chiesa.
Rosmini e il “sistema della verità”
Proprio nel servizio della Chiesa alle prese con le sfide della modernità, Sciacca promosse la riscoperta e la rilettura dinamica del pensiero di Antonio Rosmini, in cui individuò quel “grande e fedele maestro” – come lo definirà Giovanni Paolo II – autore di un efficace “sistema della verità”, capace di confrontarsi con le filosofie contemporanee figlie del pensiero debole, del post-umanesimo e della “morte di Dio”.
In questa chiave si colloca anche la fondazione, nel 1966 a Stresa, del Centro Internazionale di Studi Rosminiani, di cui fu il primo presidente, riunendo nella casa in cui visse lo stesso Rosmini un importante archivio storico, una biblioteca specializzata, un museo e una casa editrice per dare fomento agli studi sul grande Roveretano. Le iniziative da lui intraprese hanno dato nuovo e fondamentale impulso a quel processo, lento ma inarrestabile, culminato nella Nota dottrinale del 2001 con cui la Congregazione per la Dottrina della Fede ha chiarito l’ortodossia delle teorie di Rosmini, permettendo la sua beatificazione nel 2007.
Il convegno
Il convegno, aperto dal card. Angelo Bagnasco, sarà concluso dallo scrittore Marcello Veneziani, con la partecipazione di numerosi relatori dal mondo accademico. L’ingresso è libero.
