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Migranti, ok Consiglio Ue: via libera alle nuove norme sui rimpatri, tra cui gli hub extra-Ue

Roma, 1 ott. (askanews) – Oggi il Consiglio dell’Unione europea ha dato il via libera definitivo alle nuove norme sui rimpatri, che consentiranno agli Stati membri di “trasferire le persone prive del diritto di soggiorno nell’Ue, e nei cui confronti sia stato emesso un provvedimento di rimpatrio, in hub per i rimpatri istituiti in paesi terzi”.

Nel comunicato diffuso dall’Ue si precisa che le nuove norme, che entreranno in vigore nelle prossime settimane, “integrano il patto sulla migrazione e l’asilo e contribuiranno alla sua efficace attuazione”.

“Le norme forniscono agli Stati membri ulteriori strumenti per attuare i rimpatri e offrono loro la possibilità di istituire centri di rimpatrio in paesi extra-Ue. Tutte le misure relative ai rimpatri devono essere attuate nel pieno rispetto dei diritti fondamentali”, si rimarca nella nota.

“Circa due persone su tre destinatarie di ordine di lasciare l’Ue di fatto non partono. Le norme riviste sui rimpatri, adottate oggi, aiuteranno gli Stati membri a eseguire i rimpatri in modo rapido ed efficace. Questo è fondamentale per garantire un approccio comune alla gestione della migrazione nell’ambito del Patto sulla migrazione e l’asilo”, ha commentato il ministro irlandese della Giustizia, degli Interni e della Migrazione, Jim O’Callaghan, il cui paese detiene la presidenza di turno del Consiglio. Le nuove norme impongono ai cittadini di paesi terzi che non hanno il diritto di rimanere nell’Ue di lasciare lo Stato membro interessato e di collaborare con le autorità, pena sanzioni, quali la riduzione di benefici e indennità, il diniego di incentivi per il rimpatrio volontario, multe o anche sanzioni penali, se previste dalla legislazione nazionale.

Le norme prevedono quindi un Ordine europeo di rimpatrio, un modulo comune in cui gli Stati membri dovranno inserire gli elementi chiave della decisione di rimpatrio, che consentirà agli Stati membri di conoscere le decisioni adottate da altri.

Sono quindi previste misure speciali per i cittadini di paesi terzi che rappresentano un rischio per la sicurezza. Ad esempio, gli Stati membri possono imporre un divieto di ingresso a tempo indeterminato, qualora questo sia giustificato e proporzionato al rischio per la sicurezza, oppure trattenere i cittadini di paesi terzi per un periodo superiore a 24 mesi.

Le norme consentono poi agli Stati membri di trasferire le persone prive del diritto di soggiorno nell’Ue, e nei cui confronti sia stato emesso un ordine di rimpatrio, verso centri di rimpatrio istituiti in paesi terzi. “Questo richiede la definizione di un accordo o di un’intesa con il paese terzo in questione” e “tali accordi o intese potranno essere conclusi solo con paesi terzi che rispettino gli standard internazionali in materia di diritti umani e i principi del diritto internazionale, compreso il principio di non respingimento”.

“I minori non accompagnati sono esclusi da tali accordi o intese”, ha precisato l’Ue.

Le norme devono ora essere pubblicate sulla Gazzetta ufficiale dell’Ue ed entreranno in vigore il giorno successivo.

“Alcune disposizioni, come quelle relative agli hub di rimpatrio, si applicheranno immediatamente. Altre disposizioni, che richiedono attività preparatorie, verranno applicate un anno dopo l’entrata in vigore”.