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Milei auspica che gli abitanti delle Malvine vogliano essere argentini

Roma, 2 apr. (askanews) – Mercoledì il presidente argentino Javier Milei ha espresso la speranza che la prosperità del Paese incoraggi gli abitanti delle Isole Malvine (o Falkland), territorio britannico, a unirsi alla nazione sudamericana, 43 anni dopo l’inizio della guerra per l’arcipelago.

“Ecco perché cerchiamo di essere una potenza, al punto che loro preferiscano essere argentini, e non abbiamo nemmeno bisogno di usare deterrenza o persuasione per riuscirci”, ha detto Milei in occasione della Giornata dei veterani e dei soldati caduti della guerra delle Malvinas, celebrata ogni 2 aprile.

Il capo dello Stato ha affermato che “il voto più importante è quello espresso con i piedi” (sic) durante una cerimonia di fronte al cenotafio di Plaza San Martín, a nord di Buenos Aires, dove si trovano 25 targhe con le identità di 649 soldati caduti nella guerra delle Falkland.

“Speriamo che un giorno la popolazione delle Malvinas decida di votare per noi”, ha insistito il presidente di fronte ai vertici delle Forze Armate e del suo governo, ad eccezione della vicepresidente Victoria Villarruel.

Milei ha espresso la speranza che l’Argentina diventi “il Paese più libero con il prodotto interno lordo (PIL) più alto del pianeta”, in modo che “tutti i cittadini del mondo possano sognare il sogno argentino”.

Nella prima parte del suo breve discorso, il presidente ha accusato i governi precedenti di aver danneggiato la rivendicazione sovrana dell’Argentina sull’arcipelago “attraverso le decisioni economiche, diplomatiche e militari della classe politica”.

Il presidente ha anche accusato la leadership che lo ha preceduto di aver disarmato e demonizzato le Forze Armate.

“Nessuno può prendere sul serio le richieste di una nazione i cui leader sono noti in tutto il mondo per la loro corruzione e incompetenza, e per aver spinto l’Argentina tra le braccia della feccia del mondo”, ha affermato durante la cerimonia, a cui ha partecipato anche un gruppo di 30 ex combattenti preselezionati dal governo.

Dopo aver affermato che la prima condizione affinché un Paese sia sovrano è raggiungere la prosperità, Milei ha sottolineato che è necessario anche dare dignità alle Forze Armate e riorganizzare la spesa pubblica.

Per questo motivo ha annunciato che eleverà il grado di sottotenente di riserva a quello degli aspiranti ufficiali che hanno combattuto nella guerra contro il Regno Unito.

“Si tratta di saldare un debito nei confronti di questi eroi, ignorato da vari governi per 43 anni”, ha affermato.

Al termine del suo discorso, il presidente ha sottolineato “l’impegno incrollabile” del suo Paese nel recuperare le Isole Falkland, “rafforzando il nostro impegno a esaurire tutte le risorse diplomatiche a nostra disposizione per garantire il loro ritorno in mani argentine”.

Con questo gesto, Milei ha dimostrato la sua distanza dalla vicepresidente Victoria Villarruel, che ha celebrato la sua cerimonia in onore dei veterani caduti delle isole Malvinas nella città meridionale di Ushuaia, nella provincia della Terra del Fuoco (sud).

La tattica proposta dal presidente argentino per conquistare gli abitanti delle isole Malvinas si ispira al lavoro di Guido Di Tella, che fu ministro degli Esteri tra il 1991 e il 1999 durante il governo di Carlos Menem (1989-1999).

L’allora ministro degli Esteri argentino suggerì di attenuare la diffidenza degli isolani nei confronti degli argentini attraverso contatti personali e regali come i libri di fiabe di Winnie the Pooh, che regalò a ogni famiglia residente nelle isole Malvinas.

Le Isole Falkland sono occupate dal Regno Unito dal 1833.

Da allora Buenos Aires e Londra sono state coinvolte in una disputa sulla sovranità dell’arcipelago, che comprende anche la Georgia del Sud e le isole Sandwich meridionali, cosa che portò la Giunta militare del generale Leopoldo Galtieri (1981-1982), di tentare di ripredenre il territorio con un’offensiva militare contro il Regno Unito di Margaret Thatcher (1979-1990), nell’aprile 1982.

La guerra terminò il 14 giugno con la sconfitta del paese sudamericano e quasi 1.000 morti da entrambe le parti.

I due paesi ripresero le relazioni diplomatiche nel febbraio 1990, durante il governo dell’allora presidente Carlos Menem.