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mercoledì, 4 Febbraio, 2026
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Minerali critici, Usa vogliono un blocco commerciale per arginare la Cina

Roma, 4 feb. (askanews) – Prove tecniche di un nuovo “blocco” commerciale: di fronte al quasi monopolio cinese sulle terre rare anche l’Amministrazione Trump prova a costruire un meccanismo collettivo che garantisca da un lato un mercato dai prezzi stabili e prevedibili, dall’altro faccia da argine alle politiche di Pechino.

Il progetto si basa sulla diversificazione degli approvvigionamenti e sulla sicurezza della relativa catena: un lavoro che Washington non può fare da sola malgrado il suo enorme mercato interno e che quindi cerca di condividere con partner e alleati – con l’Italia in prima fila rappresentata dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani – per “benefici rapidi e sicuri per tutti” come ha sottolineato il vicepresidente JD Vance nel suo discorso di presentazione.

L’Amministrazione Trump – che di fatto riprende un’iniziativa già varata in parte da quella precedente – mirano quindi a raggiungere un accordo plurilaterale sui minerali critici, basato sulla creazione di un’area di libero scambio, imperniata sull’adozione di dazi comuni nei confronti dei Paesi non partecipanti, con la possibile creazione di un prezzo minimo per detti minerali (per evitare il dumping cinese), e su restrizioni all’export (per sviluppare il riciclo, un tema di grande interesse per l’Italia), accanto a investimenti coordinati e altre forme di cooperazione.

“Oggi di fatto la Cina gioca una partita in un regime di monopolio, decide il prezzo e questo non va bene, noi siamo per la libera concorrenza. E’ un principio che vale anche per le materie prime”, come ha spiegato Tajani: “Se vogliamo competere a livello globale abbiamo bisogno di avere dei prezzi delle materie prime che ci permettano di non essere azzoppati. Oggi c’è una posizione di predominio da parte cinese e noi dobbiamo trovare il modo per essere più competitivi. Quindi Europa, Stati Uniti e Giappone, Corea del Sud, India e i Paesi africani devono trovare una strategia che ci possa permettere di competere a livello globale e di avere un costo di materie prime, e soprattutto penso alle terre rare, ci consenta di essere più competitivi”.

In questo quadro, il contributo dell’Italia è fondamentale, ha proseguito il Ministro: “Noi siamo già al lavoro da tempo con diversi ministeri, abbiamo firmato con la Germania un accordo che abbiamo già inviato ai nostri colleghi europei” affinché “possa esserci una strategia comune sulle materie prime critiche”.

E sulle catene di approvvigionamento delle materie prime critiche “è importante lavorare anche in Africa, dobbiamo organizzare joint venture per la trasformazione delle materie prime in questo continente per coinvolgere maggiormente gli africani”, anche nel quadro del Piano Mattei.

Il Segretario di Stato americano Marco Rubio, da parte sua, ha parlato di “incontro storico”: “Abbiamo riunito 54 Paesi, più l’Unione europea, e pensiamo che vi siano molti altri Paesi interessati ad aderire a questa iniziativa, man mano che procede”.

“La nostra speranza è di utilizzare sia questo forum che la nostra posizione qui oggi per fungere da punto di riferimento o, meglio, da punto di interazione. Il nostro obiettivo è avere un mercato globale sicuro, una fornitura globale duratura e disponibile per tutti, per ogni nazione, a un prezzo accessibile” dei minerali critici, ha proseguito.

“L’attività mineraria è meno affascinante della costruzione di computer, è meno affascinante che costruire automobili o aeroplani. Ma costruire computer, automobili e aeroplani è meno affascinante che progettarli. Mentre abbracciavamo ciò che era nuovo e affascinante, abbiamo esternalizzato ciò che sembrava vecchio e fuori moda. Abbiamo permesso, ad esempio, a gran parte dell’industria mineraria americana, di appassire e morire, per poterci concentrare sulla produzione. Poi abbiamo esternalizzato la produzione per poterci concentrare sulla progettazione di questi beni. E poi un giorno ci siamo svegliati e ci siamo resi conto di aver esternalizzato la nostra sicurezza economica e il nostro stesso futuro. Siamo stati in balìa di chiunque controllasse le catene di approvvigionamento di questi minerali”.