Roma, 6 feb. (askanews) – A due anni dal primo summit del gennaio 2024, il 13 febbraio Giorgia Meloni volerà in Etiopia per presiedere la seconda edizione del vertice Italia-Africa che si terrà ad Addis Abeba dove, il giorno seguente, la presidente del Consiglio sarà anche ospite d’onore della riunione plenaria della 39ma sessione ordinaria dei capi di Stato e di governo dell’Unione Africana.
E’ la prima volta che questo vertice si tiene in quel continente e questa scelta, sottolineano fonti diplomatiche, riflette lo stesso approccio con cui il governo ha avviato il Piano Mattei, ovvero quel cambio di paradigma, di cui la premier ha parlato più volte, che viene sintetizzato con la formula ‘non più lavorare per l’Africa, ma lavorare con l’Africa”.
Nonostante manchino ancora alcuni giorni al vertice, palazzo Chigi fa sapere che è già stata confermata la presenza di una ventina tra capi di Stato e di governo, e la convinzione è che possano essere superati i livelli di partecipazione del primo vertice di due anni fa.
La due giorni, si rimarca dall’esecutivo, sarà occasione proprio per continuare a discutere del Piano Mattei, per fare un punto su ciò che ha funzionato e su cosa potrebbe essere migliorato, sui progetti finora messi a terra e sulle prospettive per quest’anno. In particolare, si sottolinea, dai 9 iniziali del 2024 si è passati agli attuali 14 ‘paesi focus’, con la prospettiva di un ulteriore allargamento nei prossimi mesi.
Per quanto riguarda le risorse, finanziarie per il 2025, fanno sapere sempre fonti diplomatiche, sono stati messi a terra progetti per un valore di circa 1,3-1,4 miliardi di euro. Tali fondi derivano da diversi strumenti, tra cui il Fondo Clima, Plafond Africa di Cdp e collaborazioni con istituzioni come la Banca Mondiale, l’IFAD e la Banca africana di sviluppo.
Il cuore del Piano Mattei, viene evidenziato, sono i progetti infrastutturali di lungo periodo che hanno bisogno di maggior tempo per essere completati. Tra i modelli che palazzo Chigi considera di successo vi è certamente quello della agricoltura desertica in Algeria. Nello stesso Paese, inoltre, nel 2026 nascerà un centro di formazione volto al trasferimento di know-how.
Altre iniziative riguardano il settore energetico, per esempio in Mozambico e Tanzania, o progetti sull’intelligenza artificiale di promozione e supporto alle startup soprattutto a favore della gioventù africana.
Da fonti diplomatiche del governo si sottolinea poi come, se da una parte l’espansione e l’interesse suscitati dal progetto possano essere considerati il risultato della credibilità dimostrata dal nostro Paese, dall’altro va considerata una certa “internazionalizzazione” del Piano che, nato come un progetto ‘targato Italia’, ha oggi una dimensione più allargata che, oltre a integrarsi con il Global Gateway dell’Unione Europea, ha attirato l’interesse di paesi terzi, come quelli dell’area del Golfo o dell’Asia centrale, con i quali si stanno attivando diverse triangolazioni progettuali.
