HomeAskanewsMps, Lovaglio sforna contromossa da 34 mld a Opas Intesa: c’è una...

Mps, Lovaglio sforna contromossa da 34 mld a Opas Intesa: c’è una visione

Milano, 21 ago. (askanews) – Poco dopo ferragosto, nella più classica tempistica dei colpi di scena finanziari, l’Ad di Mps Luigi Lovaglio ha sfornato la sua contromossa all’Opas su Siena annunciata da Intesa Sanpaolo ai primi di giugno in collaborazione con Unipol. Una doppia Offerta pubblica di scambio dal corrispettivo di poco oltre 34 miliardi di euro, da versare interamente in azioni della banca senese, che ha ricevuto ieri il via libera a maggioranza dal cda con l’astensione di 4 consiglieri indipendenti. L’operazione è accompagnata anche da un’accattivante distribuzione straordinaria agli attuali soci del Monte da 4 miliardi di euro lordi, di cui circa 1 miliardo ‘cash’ e circa 3 miliardi in azioni di Generali (utilizzando parte della quota di oltre il 13% detenuta attraverso la controllata Mediobanca, ora in via di incorporazione).

“Oggi non siamo qui per parlarvi solo di un’operazione, siamo qui per parlarvi di una visione. Negli ultimi anni Mps ha completato una delle trasformazioni più straordinarie del panorama bancario europeo. La domanda che ci poniamo oggi non è come diventare più grandi, ma come diventare più rilevanti. Oggi abbiamo la possibilità di compiere un altro passo strategico”, ha spiegato il manager durante la conference call con gli analisti tenuta questa mattina.

Un progetto “industriale concreto”, lo ha definito, finalizzato a “creare un nuovo campione nazionale di riferimento, dotato di competenze distintive nel banking, nell’advisory e nel wealth management, attraverso l’unione di marchi iconici, solide radici territoriali e relazioni consolidate con le famiglie, le aziende e le comunità locali”. Un’aggregazione, nelle intenzioni di Mps, “finalizzata a rafforzare il quadro competitivo del settore, sostenere il credito all’economia reale, valorizzare il risparmio di lungo termine e contribuire alla crescita del sistema Italia. Un progetto con obiettivi coerenti con le priorità strategiche già delineate da Banco Bpm e rafforzati dall’iniziativa parallela su Banca Generali”.

Lovaglio ha tenuto a sottolineare che il progetto su Banco Bpm “è coerente” con la direzione strategica delineata dalla banca milanese il 7 giugno, mentre l’aggregazione con Banca Generali sarebbe “un primo passo verso un più ampio programma di collaborazione industriale con Generali”. Progetto che, secondo Lovaglio, avrebbe il vantaggio di “essere amichevole, non ostile” e di poter, quindi, essere apprezzato dai principali azionisti delle due società target, Credit Agricole da una parte e Generali dall’altra. Oltre a essere “un’opzione attrattiva per gli azionisti Mps, che preserva l’integrità del valore di Mps e del suo marchio storico e prosegue il percorso di crescita intrapreso negli ultimi anni”.

Un modello, ha sintetizzato, che “crea valore con integrazione, non attraverso spezzatino”, andando in tal senso implicitamente incontro agli auspici della premier Giorgia Meloni. E che, secondo l’Ad e Dg di Mps, porterà vantaggi “a tutti gli stakeholder” e “verrà apprezzato dal mercato”. Mercato rimasto per il momento “freddino”: la seduta di piazza Affari si è chiusa con tutti i titoli coinvolti in calo, tranne Generali e Unipol.

In sintesi, l’operazione prevede un’Offerta di scambio su Banco Bpm con un concambio di 1,567 nuove azioni Mps (post distribuzione straordinaria) per ogni azione della banca giodata da Giuseppe Castagna portata in adesione, senza alcun premio rispetto ai prezzi ufficiali del 19 agosto, e un’Offerta di scambio su Banca Generali, con un concambio di 6,958 nuove azioni Mps (post distribuzione) per ogni azione Banca Generali, con un premio del 10% rispetto ai prezzi del 19 agosto.

Dalle due operazioni sono attese sinergie lorde complessive per 2,6 miliardi (compresi 0,8 mld relativi all’integrazione di Mediobanca) e oneri di integrazione lordi una tantum nell’ordine di 2,5 miliardi di euro (di cui 0,6 mld relativi all’integrazione di Mediobanca) che saranno sostenuti tra il 2027 e il 2029. Atteso un Cet1 superiore al 13% per il periodo 2026-2030 e superiore al 15% al 2028 in caso di riconoscimento del Danish Compromise.

Il nuovo gruppo allargato, “diventerebbe il terzo gruppo bancario italiano per totale attivo, con un bilancio pro forma pari a circa 466 miliardi di euro, impieghi alla clientela pari a 245 miliardi di euro, raccolta diretta pari a 315 miliardi di euro e total financial assets pari a 810 miliardi di euro, sulla base dei dati al 31 dicembre 2025”.

L’assemblea degli azionisti Mps è stata convocata in un’unica riunione il 29 ottobre e sarà chiamata ad approvare distintamente le due offerte (che non sono condizionate l’una all’altra), la distribuzione straordinaria, le propedeutiche operazioni e le deleghe per i relativi aumenti di capitale senza diritto di opzione, nonché per il via libera alla fusione per incorporazione di Mediobanca. Oltre alle necessarie autorizzazioni regolamentari e al via libera dell’assemblea, entrambe le offerte sono subordinate al raggiungimento di un livello minimo di adesioni pari al 50% più un’azione del capitale delle società target.

In caso di integrale riuscita delle operazioni, gli attuali azionisti del Montepaschi verrebbero a detenere circa il 50,1% del gruppo combinato, gli azionisti Banco Bpm circa il 37,2% e gli azionisti Banca Generali circa il 12,7%. Post distribuzione straordinaria, la quota di oltre il 13% detenuta in Generali attraverso Mediobanca si ridurrebbe all’8,8%, mentre un 4,5% del Leone verrebbe frazionato tra i soci del Montepaschi.

La doppia Ops, ha puntualizzato Mps, “non è subordinata al mancato perfezionamento, alla revoca, alla decadenza o all’inefficacia dell’Offerta di Intesa Sanpaolo, né al mantenimento degli attuali assetti proprietari dell’offerente”. La contromossa annunciata da Lovaglio potrebbe, però, rientrare in una strategia negoziale per spingere Intesa ad aumentare la propria offerta. Al momento, la Cà de Sass appare intenzionata piuttosto a “battagliare”. Fonti al lavoro sul dossier hanno fatto sapere che “alla luce di quanto accaduto negli ultimi giorni e ore e delle evidenti criticità emerse, il team dei legali di Intesa Sanpaolo sta effettuando accurati approfondimenti per valutare l’opportunità di rappresentare alla Consob osservazioni e considerazioni a tutela dell’integrità del mercato e della corretta informazione a tutti gli azionisti”.

Quanto ai sindacati, oggi i coordinamenti interni hanno incontrato Lovaglio, al quale hanno ribadito che qualunque scenario di aggregazione deve tutelare occupazione, sostegno a territori e integrità del Gruppo Mps. Le Oss hanno “preso atto” della nuova prospettiva delineata, riservandosi di “approfondirne i contenuti e le possibili ricadute industriali, organizzative e occupazionali” e continueranno a monitorare con attenzione l’evoluzione degli eventi.

Intanto, oggi il cda straordinario di Banca Generali ha preso atto della comunicazione dell’Ops del Montepaschi e si riserva di esprimersi sull’offerta, in seguito a un’analisi dettagliata già avviata. La banca target ha tenuto a precisare che l’offerta di Mps “non è stata sollecitata nè preventivamente concordata”. Quanto all’altro istituto nel mirino fonti finanziarie hanno fatto sapere che il cda di Banco Bpm si riunità nei primi giorni della prossima settimana.

Ancora pochi, infine, i report degli analisti, complice soprattutto il fattore vacanze estive. Ma già gli esperti di mercato, come anche i commentatori finanziari, mettono in evidenza le criticità legate all’operazione, tra cui un elevato ‘execution risk’. Da capire, dunque, nelle prossime settimane, se la “visione” di Lovaglio si rivelerà piuttosto un miraggio oppure riceverà il consenso del mercato, superando il progetto proposto dall’Ad di Intesa Sanpaolo Carlo Messina.