Milano, 16 gen. (askanews) – Si riaccende l’attenzione sul risiko bancario con focus sull’asse Mps-Mediobanca-Generali tra rumors, retroscena e precisazioni. Smentiti dalle parti coinvolte le recenti indiscrezioni di stampa su una possibile acquisizione da parte di UniCredit della partecipazione di Delfin nella banca senese, sotto i riflettori tornano l’operazione di aggregazione con Piazzetta Cuccia – in vista della dovuta presentazione del piano industriale alla Bce entro marzo – e i suoi riflessi sulla partita Generali, che vede oggi il gruppo Mps primo azionista dopo il successo della scalata a Mediobanca. Oltre che il rinnovo del cda del Monte – in scadenza con l’assemblea di primavera – con indiscrezioni su presunti contrasti tra l’Ad Luigi Lovaglio e il socio Francesco Gaetano Caltagirone.
Ieri, la banca guidata da Andrea Orcel ha smentito i rumors che si erano susseguiti nelle ultime due settimane circa un suo interesse per il 17,5% di Mps in mano alla holding della famiglia Del Vecchio. “Voci infondate, che ora sono pura invenzione”, si legge nella versione inglese del comunicato diffuso prima dell’apertura dei mercati. Oggi anche la reazione di Delfin, che a sua volta dice di non aver “mai discusso alcuna ipotesi di dismissione della propria partecipazione”. Il primo azionista di Siena ha smentito “che siano in corso negoziazioni con UniCredit o altri operatori finalizzate alla cessione, totale o parziale, della propria quota in Mps”.
Delfin non si è limitata a smentire le ricostruzioni di stampa sulla sua partecipazione, ma, ricordando il suo ruolo di investitore finanziario di lungo periodo, ha rinnovato “pieno sostegno ai vertici di Mps e al percorso di rafforzamento in atto”. Un chiaro attestato di stima verso Lovaglio è giunto oggi anche dal vice premier e leader della Lega Matteo Salvini: “Penso – ha dichiarato a margine di un evento a Milano – che chi abbia guidato Mps lo abbia fatto in modo eccellente. Sono stati bravi coloro che hanno condotto queste operazioni e anche la Lega, per salvare i lavoratori e gli sportelli di Mps, ha fatto la sua parte”. Toni molto distaccati, invece, dal fronte Caltagirone che in una nota di precisazione ha anch’esso fatto riferimento all’amministratore delegato del Monte.
Proprio questa mattina, infatti, il Financial Times ha pubblicato un articolato retroscena sullo stato dei rapporti tra Caltagirone e Lovaglio, che sarebbero tesi. Casus belli sarebbe la diversità di vedute sul futuro di Mediobanca, e indirettamente su Generali, vero obiettivo mai nascosto dell’imprenditore romano. La possibile fusione tra i due istituti porterebbe al delisting della banca milanese e porrebbe la sua quota del 13% in Generali sotto il controllo diretto di Siena: un simile scenario – sottolinea l’FT – lascerebbe Lovaglio libero di decidere sul futuro della partecipazione del Leone, compresa una potenziale vendita, riducendo così l’influenza e il potere di Caltagirone. La frattura, ha evidenziato il quotidiano britannico, potrebbe portare Lovaglio fuori dai giochi nella partita per il rinnovo del board.
La deflagrazione dei rapporti tesi tra i due, sostiene il quotidiano britannico, potrebbe aver luogo in occasione della prossima riunione del cda di Siena, previsto giovedì 22 gennaio, anche se, riferisce lo stesso quotidiano riportando una delle sue fonti, nessuno vorrebbe assistere a un’escalation drammatica a questo punto, poiché sarebbe controproducente per tutti i soggetti coinvolti. Questa settimana, il comitato nomine di Mps – che include il figlio di Caltagirone – incaricato di definire le regole per la formazione della lista del cda avrebbe raccomandato l’esclusione di Lovaglio dal prossimo processo di selezione dei candidati a causa del suo coinvolgimento nell’inchiesta milanese in corso, mentre il cda a inizio dicembre aveva rinnovato all’unanimità piena fiducia all’amministratore.
A stretto giro di posta, è giunta una nota del gruppo Caltagirone dove si precisa che Francesco Gaetano Caltagirone non ha contatti con Lovaglio da diverse settimane. “Al contrario – si legge -, quanto emerso in questi giorni sulla stampa evidenzia una fase di confronto interna al cda di Mps, chiamato a deliberare in tempi brevi su due snodi cruciali: il piano industriale richiesto dalla Bce entro sei mesi dalla chiusura dell’Ops su Mediobanca e la definizione della lista del cda in vista del suo rinnovo. Accostare questo confronto consiliare al ruolo di un azionista rilevante o alla quota detenuta da Mediobanca in Generali è un’interpretazione strumentale, utile solo a confondere le dinamiche fisiologiche del consiglio di Mps – di cui, peraltro, il Cav. Caltagirone non fa parte – insinuando un presunto contrasto fra l’Ad della banca ed un suo azionista. A chi giova tutto ciò?”.
Intanto, a quanto si apprende, il tema del futuro assetto di Mediobanca – ossia se resterà o meno autonoma e quotata – non è ancora arrivato sul tavolo del cda. La decisione farà parte del piano industriale della business combination che verrà presentato nel primo trimestre. Di certo, come ha sempre ricordato Lovaglio al mercato, la volontà è quella di mantenere intatti i due forti marchi (Mps e Mediobanca), ciascuno focalizzato sul proprio core business.
In Borsa, oggi, il titolo Mps ha perso nuovamente terreno, lasciando sul terreno il 4,18% e scendendo a 8,818 euro. Male anche Mediobanca che ha perso il 3,49% a 17,17 euro. Sulla parità Generali (+0,03% a 34,94 euro), positiva UniCredit (+0,37% a 72,63 euro).
