Roma, 19 gen. (askanews) – Gaza e non solo: la Board of Peace voluta da Donald Trump per la gestione e la ricostruzione del Territorio costiero palestinese costituisce nelle intenzioni della Casa Bianca un meccanismo internazionale in grado di soppiantare le Nazioni Unite e i suoi meccanismi di veto almeno in alcuni teatri che Washington considera fondamentali per i propri interessi, come il Venezuela.
Facile dunque immaginare che – dal momento che l’invito a far parte del Board è stato esteso anche a Vladimir Putin – l’idea sia quella di creare un meccanismo basato sul do ut des: quindi non una vera rappresentanza multipolare, quanto una certificazione delle rispettive aree di influenza di Stati Uniti, Russia e Cina.
Un forum peraltro neanche gratuito: per lo status di membro permanente Trump ha chiesto un gettone di ingresso di un miliardo di dollari – destinato beninteso alla ricostruzione di Gaza; i meno generosi dovranno accontentarsi di una membership triennale.
Se è difficile immaginare che un simile meccanismo proiettato su scala globale possa effettivamente agire per consenso nei casi in cui non vi siano opportune pedine di scambio, anche il suo funzionamento nel più limitato teatro per cui è stato originariamente concepito appare tutt’altro che garantito.
La presenza della Turchia ad esempio irrita non poco il governo israeliano, che è già proiettato verso delle elezioni che potrebbero arrivare già in primavera e che ovviamente non vuol sentire parlare di nulla che possa anche lontanamente suggerire l’ipotesi di un futuro stato palestinese: la partecipazione di Ankara e di altri importanti Paesi arabi e musulmani (che hanno attualmente una notevole ascendenza a Washington) è garanzia del contrario.
Per quanto riguarda i palestinesi, non vi è alcun rappresentante dell’Anp nel Board ma il problema rimane ovviamente Hamas o quanto meno il suo disarmo: stante il fatto che è difficile che qualsiasi Paese, musulmano o meno, invii sul terreno un proprio contingente militare per convincere la milizie con la forza (a meno che Trump non voglia entrare direttamente in quella che diventerebbe in breve tempo la ripresa della guerra) l’unica arma sembra una political suasion che solo Paesi come Turchia o Egitto possono esercitare.
Perché lo strumento del Board sia credibile però necessita di un successo, quanto meno parziale: in questo caso, l’idea di espanderne le funzioni potrebbe prendere piede anche a Mosca e Pechino con buona parte dell’America latina, Ucraina e Taiwan come principali candidati a farne le spese – per non parlare di un’Europa che malgrado l’ampia partecipazione sia a livello di singoli Stati che di Ue non sembra destinata ad avere grande voce in capitolo: il quarto polo mancato.
