Roma, 27 gen. (askanews) – Per una volta sono le divisioni altrui ad occupare la cronaca e in casa Pd c’è chi comincia a fare qualche conto in vista delle politiche. L’annuncio della presentazione del simbolo di Roberto Vannacci è accolta con commenti ironici in Transatlantico, ma innesca anche ragionamenti più seri, guardano al voto del prossimo anno: una lista all’estrema destra, è il ragionamento, è potenzialmente un problema per Giorgia Meloni, considerando che secondo la maggior parte dei sondaggi lo scarto tra i due schieramenti è intorno al 2%-3%.
Del resto, non è un mistero che una delle modifiche alla legge elettorale su cui lavorano gli uomini della premier è quella che riguarda lo sbarramento, da abbassare abbastanza da rendere più facile lo smarcamento di Carlo Calenda dal centrosinistra, perché proprio Azione – secondo le rilevazioni attuali – potrebbe portare praticamente in parità i due contendenti, se si schierasse con il ‘campo largo’.
Ecco allora il ragionamento di più di un parlamentare Pd: con Vannacci in campo si complica il puzzle della Meloni. Innanzitutto perché l’ex generale, con i suoi richiami alla ‘Decima Mas’, può erodere una quota di consensi a Fdi, pescando proprio nello ‘zoccolo duro’ del partito, nell’elettorato cresciuto con il Msi o comunque nostalgico del Ventennio. Inoltre, abbassare la soglia per ‘strappare’ Calenda al ‘Campo largo’ rischierebbe di aiutare anche Vannacci.
Solo scenari, per ora, perché lo strappo deve ancora avvenire e bisognerà capire – in caso – che partita sceglierà di giocare l’attuale vice-segretario di Matteo Salvini. Ma la speranza del Pd è che l’ex generale faccia, stavolta, l’incursore nelle file del centrodestra.
