Roma, 12 ott. (askanews) – Il premio Nobel all’economia di quest’anno è stato conferito a due accademici statunitensi, Robert Hall, classe 1943, californiano, nato a Palo Alto e che insegna all’università di Standford, e Michael Woodford, nato nel 1955 nel Massachusetts che insegna alla Columbia University. Lo ha annunciato l’Accademia Reale delle Scienze svedese, per l’onorificenza che in questo caso viene assegnata assieme alla banca centrale, la Riksbank. Un premio “per le fondamenta microeconomiche della stabilizzazione macroeconomica”, recita la motivazione.
Come spiega infatti un comunicato, l’economia si caratterizza per un’alternarsi di fasi negative e positive. Le politiche di stabilizzazione hanno giocato un ruolo importante per intervenire su queste fluttuazioni, in particolare da quando questo genere di manovre è stato teorizzato dall’economista John Maynard Keynes, circa un secolo fa. Tuttavia, nella crisi petrolifera degli anni 70 del secolo scorso, i modelli keynesiani sembravano non funzionare più: non hanno ridotto la disoccupazione mentre hanno alimentato un’inflazione fuori controllo. A quel punto molti in Occidente hanno ritenuto che le politiche di stabilizzazione facessero più male che bene.
Secondo l’Accademia delle Scienze svedese, Hall e Woodford hanno dimostrato come questi modelli economici “potessero essere ristrutturati per rivitalizzare le politiche di stabilizzazione. Piuttosto che basarsi su schemi statistici e collegamenti tra variabili macroeconomiche come l’inflazione, la produzione e i consumi, hanno deciso di costruire su basi microeconomiche. Questo include la comprensione di come individui e imprese influenzino l’economia tramite le loro scelte e iniziative”, si legge.
Un elemento centrale di questi nuovi modelli risiede nel fatto che imprese e famiglie guardano in prospettiva quando devono prendere decisioni su risparmi o prezzi. E che le politiche pubbliche possono influenzare le loro aspettative sul futuro.
Il lavoro dei due economisti statunitensi “ha fornito le basi per modelli che ora sono utilizzati da banche centrali e governi in tutto il mondo”, ha affermato John Hassler, presidente del comitato per il premio Nobel in economia.
Uno dei due premiati, Woodford, intervistato in diretta mentre si trovava a New York, si è detto “sorpreso, ma molto contento” del premio. “E’ un grandissimo onore”. Gli è stato poi chieso anche quali ritenesse essere i fattoiri che stanno maggiormente franando l’economia di oggi.
“Non ho una lista breve”, ha risposto. “L’economia è danneggiata da molti tipi di eventi, che spesso non sono economici nella loro natura ma hanno avuto forti effetti sull’economia. Un esempio ora è la guerra in Medioriente – ha affermato -: ha chiaramente danneggiato i mercati dell’energia e ci sono forti cambiamenti sui prezzi dell’energia, che hanno molte ricadute su vari aspetti dell’economia in molte zone del mondo”.
“Ovviamente non è una questione di imprese o forze economiche che ha fatto esplodere la guerra”, né sono questi fattori a determinare quanto durerà, “ma eventi di questo tipo hanno effetti molto rilevanti sull’economia globale”, ha concluso.
Quanto a Robert Hall, è anche tra i sostenitori della opportunità di istituire meccanismi di tassazione fissa in base ad una aliquota uguale per tutti, la codidetta “flat tax”. Su questo ha pubblicato un trattato assieme ad un altro economista, Alvin Rabushka, intitolato proprio “The Flat Tax” aggiornato nel 2007.
Il premio, 12 milioni di corone svedesi, pari a circa 1,07 milioni di euro, verrà suddiviso tra i due prosessori universitari.

