Home GiornaleNon basta ricordare Zaccagnini

Non basta ricordare Zaccagnini

L’incontro all’Eur, promosso per il cinquantesimo anniversario del XIII congresso della Dc, riapre il nodo della presenza cattolico democratica tra memoria storica, ambiguità politiche e persistente difficoltà di traduzione organizzativa concreta.

Una commemorazione che interroga

L’iniziativa di Dario Franceschini celebrata all’Eur per ricordare il cinquantesimo anniversario della vittoria al XIII congresso di Benigno Zaccagnini quale segretario della Democrazia Cristiana apre senza dubbio una qualche prospettiva, ma anche dubbi riguardo il significato politico di fondo.

Aver voluto ricordare una figura che ridiede rigore morale, senso delle istituzioni, fedeltà ai valori dell’antifascismo e della Costituzione repubblicana a un partito che, dopo la sconfitta al referendum sul divorzio e alle elezioni regionali del giugno 1975, sembrava avviato sul viale del tramonto, rappresenta senz’altro un valore.

Zaccagnini seppe interpretare con maestria politica — e con la sua consueta umiltà — quella stagione, capovolgendo i termini del rapporto con il Partito comunista: non più la politica dello scontro, ma quella del confronto. Dallo scontro la DC era condannata a un ruolo conservatore; dal confronto era invece obbligata a ripensare le proprie origini di partito antifascista, democratico e di ispirazione cristiana.

Tra rievocazione e progetto mancato

A ben guardare, l’incontro romano solleva tuttavia dubbi circa il suo significato politico. Non è apparso chiaro se si trattasse di una semplice commemorazione o del tentativo di ripensare una presenza politica e riaprire uno spazio organizzato di matrice cattolico democratica.

Il problema del centro torna ciclicamente nel dibattito italiano, ma si eclissa puntualmente alla vigilia delle elezioni, per riemergere subito dopo, spesso accompagnato da un’astensione che supera ormai il cinquanta per cento.

In questo quadro, l’iniziativa si ferma al piano ideale e commemorativo, senza offrire una proposta — attesa dall’opinione pubblica — né sul piano programmatico né su quello organizzativo.

Un mosaico politico senza sintesi

La stessa composizione dei partecipanti riflette la frammentazione di percorsi politici diversi, collocati a destra o a sinistra delle attuali coalizioni. Ne deriva una difficoltà evidente nel ricondurre queste esperienze a una sintesi coerente e riconoscibile.

Il riferimento a Zaccagnini rischia così di restare simbolico, privo di una reale attualizzazione del suo metodo politico, fondato su sobrietà, tensione etica e autonomia.

Nel frattempo, il dibattito sul cosiddetto campo largo e le incertezze sulla leadership nel centrosinistra contribuiscono ad allontanare ulteriormente l’ipotesi di uno spazio centrista definito.

La questione morale e il nodo del centro

Zaccagnini porrebbe oggi con forza il tema della questione morale: il potere come mezzo e non come fine, la crisi della rappresentanza, il rischio di un familismo che tradisce l’etica pubblica.

Leopoldo Elia ricordava che “dalle mani di Zac, come in altri tempi da quelle di La Pira, il potere sfuggiva come l’acqua nel lavabo manus meas inter innocentes”. Un’immagine che restituisce il senso profondo di una concezione non proprietaria del potere.

A Roma, però, non si è andati oltre la rievocazione. Senza visione e senza costrutto politico, resta il rischio di una nostalgia sterile. Se esiste ancora uno spazio per un pensiero di ispirazione cristiana, esso richiede chiarezza, autonomia e capacità di tradursi in iniziativa riconoscibile. In assenza di questi elementi, anche iniziative lodevoli rischiano di restare testimonianza, più che azione politica.