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sabato, 30 Agosto, 2025
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Non periferie, ma comunità vive: i Vescovi scuotono il governo sulle aree interne

La “Lettera aperta” dei Vescovi al Governo e al Parlamento denuncia il rischio di un abbandono programmato e rilancia la necessità di politiche di coesione e cura delle comunità locali

La “Lettera aperta al Governo e al Parlamento”, sottoscritta a conclusione dell’annuale convegno della CEI sulle aree interne del Paese – quelle zone in preda allo spopolamento e alla crisi, minacciate da un declino che sembra inarrestabile – pone all’attenzione della politica un problema cruciale per la coesione sociale e la tenuta del territorio. Il documento, firmato da 139 tra Cardinali, Arcivescovi, Vescovi e Abati, sarà consegnato all’Intergruppo parlamentare “Sviluppo Sud, Isole e Aree Fragili”.

Un richiamo forte alle istituzioni

La lettera si inserisce nel più ampio percorso che la Chiesa italiana sta compiendo da alcuni anni per leggere i segni dei tempi e accompagnare le comunità locali, con un’attenzione particolare rivolta dal 2019 alle fragilità delle aree marginali. Nel testo, i Vescovi rivolgono una critica esplicita al Piano Strategico delle Aree Interne, aggiornamento della Strategia nazionale, denunciando la tendenza delle istituzioni a condurre questi territori verso una sorta di “morte felice” o di “suicidio assistito”. Espressioni forti, che attestano la volontà di invertire una logica percepita come abbandono programmato.

Non periferie, ma comunità vive

Nell’analisi, la CEI non si limita a denunciare: sottolinea che le aree interne – piccoli borghi, zone montane, paesi lontani dai grandi centri urbani – non sono semplici periferie, bensì contesti vivi, ricchi di tradizioni, relazioni e spiritualità. Da qui l’invito a valorizzare tali territori non solo come baluardo contro lo spopolamento, ma come luoghi di risorse umane, culturali e pastorali.

Uno dei nodi principali resta l’emorragia di popolazione giovane, con conseguente impoverimento sociale, economico ed ecclesiale. I Vescovi chiedono politiche pubbliche più attente, ma anche un impegno pastorale che alimenti la speranza e sostenga il radicamento delle comunità che resistono.

Una Chiesa itinerante e solidale

La CEI richiama l’esigenza di un modello di Chiesa “itinerante”, vicina anche quando i numeri sono piccoli e le risorse limitate. Ciò può tradursi in nuove forme di ministerialità laicale, in una maggiore collaborazione tra parrocchie e nella valorizzazione dei segni di pietà popolare e delle feste locali.

Il documento si collega idealmente alla Laudato si’ di Papa Francesco, individuando nelle aree interne luoghi privilegiati per riflettere sul rapporto armonico tra uomo e creato. Prendersi cura di questi territori, sottolineano i Vescovi, significa contrastare gli squilibri economici e sociali, garantendo accesso a servizi essenziali, istruzione e sanità.

La Chiesa, con la sua rete capillare diffusa in tutto il Paese, si propone così come voce profetica e custode di un futuro che non lasci indietro nessuno.