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mercoledì, 7 Gennaio, 2026
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Nuovi record per le Borse Ue con rally Wall Street e titoli difesa

Milano, 5 gen. (askanews) – Chiusura in deciso rialzo per le Borse europee su nuovi record, spinte dal rally dei titoli della difesa e di Wall Street, coi titoli delle big oil americane sugli scudi, dopo il blitz Usa in Venezuela che ha portato all’arresto del presidente Nicolas Maduro. Francoforte ha guadagnato l’1,46%, Milano l’1,04% (Ftse Mib a 45.847 punti), Madrid lo 0,7%. Londra lo 0,49%, più indietro Parigi (+0,2%).

Le ricadute geopolitiche dell’operazione militare dell’amministrazione Trump e i timori di un allargarsi delle tensioni internazionali ha fatto impennare il settore della Difesa: Rheinmetall, il più grande produttore di armi della Germania, è balzato del 9%; Leonardo (+6,25%) e Fincantieri (+4,47%) hanno guidato i rialzi di Piazza Affari, assieme al titolo Tenaris (+4,62%).

Sotto i riflettori è stato, infatti, anche il settore oil, con il prezzo del greggio che, dopo una partenza in calo, è tornato a salire di oltre l’1% (Brent sopra i 61 dollari). Il Venezuela, nonostante detenga circa il 17% delle riserve petrolifere accertate mondiali, è diventato sempre meno rilevante per l’approvvigionamento globale: attualmente è solo il 18esimo produttore mondiale, con circa un milione di barili al giorno, pari ad appena l’1% dell’offerta globale. Corrono, però, i titoli delle major americane fiutando l’affare: anche oggi il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha affermato che le compagnie petrolifere del Paese sono pronte a tornare a operare in Venezuela e a investire nella ricostruzione delle infrastrutture.

Se gli analisti non prevedono importanti turbolenze sui mercati dal blitz in Venezuela, quello che viene sottolineato nei report odierni è la sfida del nuovo ordine globale. “La continua frammentazione dell’ordine globale, l’aumento del rischio geopolitico e il progressivo deterioramento delle norme istituzionali continuano a rappresentare una sfida per un avanzamento generalizzato dei mercati”, ha spiegato Thomas Mucha, geopolitical strategist di Wellington Management. “Questa azione unilaterale da parte del governo statunitense è un ulteriore segnale del passaggio dagli obiettivi di efficienza economica dell’era della globalizzazione a un’era in cui le considerazioni geopolitiche e di sicurezza nazionale assumono un ruolo crescente”.

Il Venezuela “segna l’ultimo capitolo del riassetto globale”, hanno sottolineato gli analisti di Janus Henderson. “Se gli Stati Uniti si affermano unilateralmente per promuovere obiettivi economici o politici, potrebbero creare precedenti che si ripercuotono su altre regioni. Inoltre, renderebbe più difficile per gli Stati Uniti condannare azioni simili da parte di altri in futuro. È plausibile un ritorno a un mondo di sfere di influenza ben delineate: la Cina che esercita il proprio dominio in Asia, gli Stati Uniti che rafforzano la propria posizione nelle Americhe e l’Europa che continua a navigare nelle complesse dinamiche con la Russia. La transizione del Venezuela potrebbe quindi essere un microcosmo di un più ampio riassetto globale, al quale gli investitori potrebbero doversi adeguare attivamente”.