Roma, 2 apr. (askanews) – Circa 35 Paesi si riuniscono oggi su iniziativa del Regno Unito per affrontare la paralisi dello stretto di Hormuz scatenata dalla guerra in Iran, che secondo il presidente Donald Trump continuerà ancora alcune settimane. A convocare il vertice virtuale è stato il primo ministro britannico Keir Starmer, che ha affidato la guida dei lavori al ministro degli Esteri Yvette Cooper, quindi si tratta di consultazioni a livello di capi delle diplomazie e per l’Italia si collegherà il ministro Antonio Tajani. La riunione è prevista alle 13.
L’obiettivo dichiarato è ambizioso: ristabilire la libertà di navigazione in un’area attraverso cui, in condizioni normali, transita circa un quinto del petrolio mondiale e una quota significativa di gas naturale liquefatto. Dalla fine di febbraio, quando sono scattati gli attacchi congiunti israelo-americani, Teheran ha di fatto bloccato il passaggio, provocando un’impennata dei prezzi energetici e gravi ripercussioni sulle catene di approvvigionamento.
Alla riunione partecipano, tra gli altri, Francia, Germania, Italia, Giappone e Paesi Bassi, firmatari di una dichiarazione congiunta già a metà marzo. Nel frattempo, altri Paesi si sono aggiunti e i ‘volentori di Hormuz a consulto oggi dovrebbero essere almeno 35 . Il vertice servirà a valutare strumenti diplomatici e politici per garantire la sicurezza delle navi e degli equipaggi ancora bloccati, oltre a favorire la ripresa dei traffici commerciali essenziali.
Non si esclude una successiva fase operativa. Starmer ha infatti annunciato che dopo le consultazioni politiche verranno coinvolti i responsabili della pianificazione militare per studiare modalità concrete di messa in sicurezza dello stretto una volta cessate le ostilità.
Particolarmente esposto è il Giappone, che importa circa il 90% del proprio petrolio dal Medio Oriente e ha già iniziato ad attingere alle riserve strategiche. Tokyo valuta anche l’invio di unità specializzate, come dragamine.
Sullo sfondo resta il confronto tra alleati occidentali e Stati Uniti. Il presidente Donald Trump ha più volte criticato la Nato, definendola una “tigre di carta” per il mancato coinvolgimento diretto nel conflitto. Ancora ieri il presidente americano ha minacciato il ritiro Usa dalla Nato alla luce del fatto che gli alleati non hanno dato concreto aiuto per la guerra all’Iran.
