HomeAskanewsOmicidio dell’ambasciatore Attanasio: il pm di Roma chiede l’archiviazione

Omicidio dell’ambasciatore Attanasio: il pm di Roma chiede l’archiviazione

Roma, 4 set. (askanews) – La mancata collaborazione della Repubblica Democratica del Congo, la impossibilità di svolgere indagini sul campo acquisendo anche la testimonianza degli indagati secondo la legge italiana sono alcuni degli elementi di fatto che hanno imposto alla Procura di Roma di chiedere l’archiviazione del procedimento sull’omicidio dell’ambasciatore Luca Attanasio, del carabiniere che gli faceva da scorta Vittorio Iacovacci, e del loro autista Mustapha Milambo. La decisione degli inquirenti, anticipata dall’Espresso, dovrà andare al vaglio del giudice delle indagini preliminari, visto che i legali delle famiglie quasi certamente presenteranno opposizione, chiedendo ulteriori accertamenti.

Il fascicolo, rimasto contro ignoti, riguardava i sei cittadini congolesi che aveva confessato alle autorità di Kinshasa di avere compiuto l’agguato. E’ il secondo filone investigativo che si conclude con un sostanziale nulla di fatto. In relazione al delitto, avvenuto il 22 febbraio 2021, la magistratura della Capitale aveva messo sotto accusa i due funzionari del Programma alimentare mondiale, Rocco Leone e Mansour Rwagaza, ma il gup il 13 febbraio 2024 ha fatto cadere ogni contestazione in forza della immunità funzionale diplomatica.

Le accuse di omicidio colposo e omesse cautele ricostruivano un quadro di non corretta organizzazione della trasferta di Attanasio e Iacovacci nel parco del Virunga per inaugurare una scuola. Perché nella zona del nord Kivu erano attive bande criminali attorno alla miniera di Lueshe e milizie come l’M23. Il convoglio del nostro ambasciatore doveva esser munito, insomma, di massiccia sorveglianza armata.

Attanasio aveva 43 anni, era padre di tre figlie ed era entrato in carriera nel 2003, servendo in Svizzera, Marocco e Nigeria prima di approdare a Kinshasa nel 2017. Alla competenza professionale univa una profonda sensibilità umana: frequentava le periferie, dialogava con le comunità locali e sosteneva programmi di aiuto insieme alla Comunità di Sant’Egidio. Nel 2020 aveva ricevuto il Premio internazionale Nassiriya per la Pace, venendo definito “l’ambasciatore delle porte aperte” per la capacità di coniugare rigore istituzionale e spirito di servizio.

Quando i carabinieri del Ros sono stati inviati in Congo dalla Procura di Roma per indagare sul gruppo di malviventi che erano stati arrestati e messi sotto processo, i soggetti in questione spiegarono alla presenza di un avvocato e rispettando le norme italiane che le autorità locali avevano estorto con la forza le loro confessioni. A fronte di tutto questo i magistrati italiani non hanno potuto proseguire.

A fronte di tutte le difficoltà ad indagare sul posto e le reticenze, la Procura ha avuto la strada obbligata della richiesta di archiviazione. Presto, forse nei primi mesi dell’anno nuovo, il giudice valuterà se ci sono o meno ulteriori strade da percorrere per arrivare a capire chi e perché ha ucciso l’ambasciatore Attanasio, il carabiniere Iacovacci e l’autista Milambo.