Roma, 12 gen. (askanews) – Almeno 648 manifestanti, tra cui nove minori, sarebbero stati uccisi in Iran nei primi sedici giorni della nuova ondata di proteste antigovernative. E’ il bilancio diffuso da Iran Human Rights, che avverte del rischio di esecuzioni di massa e chiede una risposta immediata della comunità internazionale.
Secondo l’organizzazione, migliaia di persone sono rimaste ferite e il numero degli arresti supererebbe le 10.000 unità. Il dato dei morti include esclusivamente i casi verificati direttamente o attraverso almeno due fonti indipendenti e potrebbe quindi essere ampiamente sottostimato.
Iran Human Rights segnala inoltre che informazioni non verificati parlano di diverse centinaia di vittime e, secondo alcune stime, di oltre 6.000 morti. Tuttavia, a causa del blackout quasi totale di internet in vigore dall’8 gennaio e delle severe restrizioni all’accesso alle informazioni, risulta estremamente difficile confermare in modo indipendente tali cifre.
L’organizzazione per i diritti umani segnala anche il rischio imminente di esecuzioni. In particolare, fonti vicine alla famiglia di Erfan Soltani, 26 anni, arrestato l’8 gennaio a Fardis, nella provincia di Alborz, riferiscono che il giovane sarebbe stato condannato a morte e che l’esecuzione sarebbe prevista per il 14 gennaio. Secondo le stesse fonti, Soltani non avrebbe avuto accesso a un avvocato né sarebbe stato sottoposto a un processo regolare.
Le proteste sono iniziate il 28 dicembre 2025 nel bazar di Teheran per il peggioramento delle condizioni economiche e si sono rapidamente estese a tutto il Paese, raggiungendo tutte le 31 province e circa 120 città prima dell’oscuramento della rete. Secondo Iran Human Rights, le forze di sicurezza hanno utilizzato armi militari contro i manifestanti, in alcuni casi sparando alla testa o alla parte superiore del corpo da distanza ravvicinata.
I media statali iraniani hanno riferito che almeno 121 membri delle forze armate, di polizia e dell’apparato giudiziario sarebbero stati uccisi durante le proteste, un dato che, secondo le stesse fonti, non includerebbe Teheran.
Il blackout di internet, che secondo NetBlocks riguarda circa il 99 per cento della rete nazionale, ha ulteriormente alimentato i timori di uccisioni di massa e dell’emissione di numerose condanne a morte. L’ultima interruzione di portata simile risale al novembre 2019, quando centinaia di manifestanti furono uccisi in pochi giorni.
