12.9 C
Roma
venerdì, 9 Gennaio, 2026
Home GiornaleOra tocca a Taiwan: Trump la consegna alla benevolenza di Xi

Ora tocca a Taiwan: Trump la consegna alla benevolenza di Xi

Il “New York Times” riporta una sorprendente dichiarazione di Trump: spetta a Xi Jinping decidere cosa fare su Taiwan. Parole, queste, che fanno trasparire una pericolosa ambiguità strategica.

Il presidente degli Stati Uniti continua a sorprendere. Secondo il “New York Times” avrebbe affermato che la Po questione di Taiwan dipende “dal presidente Xi”. La frase chiave, in lingua originale, è questa: “It’s up to him to decide what he does with Taiwan”. Subito dopo però ha precisato di aver detto che sarebbe “very disappointed” (molto dispiaciuto) se la Cina muovesse offensivamente. 

La dichiarazione autorizza una doppia lettura. Da un lato sembra voler sminuire la tensione militare sullo Stretto di Taiwan invitando alla prudenza; dall’altro crea ambiguità sul ruolo di Washington nel deterrimento di un’eventuale azione cinese, rinviando la responsabilità decisionale a Pechino stessa, che considera Taiwan parte del suo territorio. 

Taipei, da parte sua, resta in allerta: secondo sondaggi locali una quota significativa della popolazione teme che l’isola sia “meno sicura” dopo certe aperture americane e il “disgelo” diplomatico tra Washington e Pechino. 

Reazioni internazionali

Pechino ribadisce da tempo che Taiwan è una questione considerata un “affare interno” e che la riunificazione è un obiettivo di principio. Recenti rapporti sui colloqui tra Xi Jinping e Trump sottolineano che il presidente cinese ha richiamato più volte la propria posizione di principio sulla questione e ha affermato che il “ritorno di Taiwan alla Cina” è parte dell’ordine internazionale postbellico, secondo il modello di visione imposto da Pechino stessa. 

Tra gli alleati occidentali si registra una certa cautela: mentre il tradizionale “impegno per il mantenimento dello status quo” nello Stretto rimane un punto condiviso, a caldo non sono emerse dichiarazioni forti di condanna o critica esplicita alla frase di Trump, in parte perché la posizione ufficiale resta quella di evitare un’escalation e di puntare sulla diplomazia.

Reazioni interne negli Stati Uniti

Sul fronte interno, la dichiarazione di Trump si inserisce in un quadro di crescente tensione politica. Il sistematico “andare oltre” le regole inizia a generare le prime controffensive. Il Senato ha votato ieri una risoluzione che ricorda come il Presidente debba ricevere dal Congresso l’autorizzazione ad intervenire militarmente all’estero. Cinque senatori repubblicani hanno contribuito in modo decisivo all’approvazione del testo, facendo suonare un campanello d’allarme per un Trump sempre più nervoso e infastidito.

Un effetto collaterale di un “dire e contraddire”

Certamente il caleidoscopio di dichiarazioni su Taiwan riflette una instabilità strategica che non rassicura né gli alleati né i più diretti interlocutori. Se da una parte Trump sembra invitare alla de-escalation con la Cina, la disinvolta apertura verso Xi Jinping apre spazi interpretativi che possono indebolire la deterrenza e aggravare le preoccupazioni regionali.

Ora, mentre Pechino rilancia le mire sull’isola, Taipei non mostra di cedere alle minacce. Ecco allora che il “dire e contraddire” di chi guida la prima potenza mondiale  finisce per iscriversi in una logica apparentemente priva di logica. Giorno dopo giorno, si logora quindi la credibilità della Casa Bianca.