Rimini, 22 ago. (askanews) – “Prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone”: lo ha detto Papa Leone aprendo il suo intervento al Meeting di Rimini, nel suo discorso al Grande Auditorium, dove sono riuniti migliaia di partecipanti alla kermesse riminese.
“In questo momento storico – ha sottolineato – comprendiamo più profondamente la profezia che quasi mezzo secolo fa venne inscritta nel nome dato a queste giornate: ‘Meeting per l’amicizia fra i popoli’. Come vi disse San Giovanni Paolo II, ‘già solo il pronunciare queste parole rallegra il cuore: ‘Incontro’! ‘Incontro di amicizia’! ‘Amicizia tra i popoli’! Parole che acquistano un particolare significato in queste ore, spesso drammatiche, della storia del mondo”.
Il Meeting per l’amicizia fra i popoli non è “una sorta di enclave” ma “al contrario” è “diventato un crocevia per la Chiesa e per la società, un incontro che moltiplica gli incontri e ispira nuovi cammini”. Lo ha detto il Papa, nel suo intervento al Meeting di Rimini.
Rivolgendosi ai giovani partecipanti, il Pontefice ha sottolineato: “Siete stati educati a leggere il Vangelo come rivelazione di Dio che si fa incontro, avvenimento, sguardo, esperienza, risvegliando in ciascuno il desiderio di essere amato e di amare”. “In tal modo – ha ribadito – non avete fatto del ‘Meeting’ una sorta di enclave: al contrario, esso è diventato un crocevia per la Chiesa e per la società, un incontro che moltiplica gli incontri e ispira nuovi cammini”.
“Cari amici, è l’ora della responsabilità, specialmente per chi molto ha ricevuto da una millenaria tradizione di fede che si fa cultura”. E’ l’invito di Papa Leone rivolto ai partecipanti al Meeting per l’amicizia fra i popoli.
“Le diverse edizioni del ‘Meeting’, in effetti – ha aggiunto il Papa – hanno saputo attingere al grande patrimonio del passato le ragioni che vi impegnano oggi nel confronto con l’arte, la musica, la letteratura, la scienza, l’economia e con ogni espressione dell’animo umano. Anche il titolo scelto per questa edizione, tratto dall’ultimo verso della divina Commedia, ci sospinge verso la storia di cui Dio è Signore. ‘L’amor che move il sole e l’altre stelle’ non è scomparso, non ha perso vigore, né intensità, sebbene sia un amore che rimane volentieri silenzioso, a differenza delle forze rumorose che sconvolgono la terra, il cielo e tutte le creature”.
