Libero anche da quel minimo di vincoli costituito dai rimandi religiosi del Natale, il Black Friday è ormai pronto ad anticiparlo e sostituirlo almeno per tutto il tempo prenatalizio. Non soltanto la Vigilia di Natale è estesa oggi ad un mese: il Black Friday si candida a subentrale tout court, anzi lo ha già fatto. Con una seduzione di massa che ha pochi uguali.
È l’AI, il pericolo?
E il pericolo sarebbe la misteriosa Intelligenza Artificiale? Mentre ci si logora ad immaginare quanto si sarà liberi e quanto manipolati nel frattempo – e sicuri di essere liberi – riempiamo i carrelli.
Poi arriverà anche il Natale con la sua poetica e le Messe di mezzanotte; intanto “già è qui vento di notte”, come direbbe Brecht: via alla corsa, mano al portafoglii, sesso senza amore.
Nel suo editoriale su Avvenire del 28 Novembre (su cui ritorneremo) Luigino Bruni ci ricorda che proprio in questo “cimento cultuale 2025” del capitalismo cade il cinquantesimo della morte di Pier Paolo Pasolini, soggetto controverso ma profeta chiarissimo sul tempo che si stava apparecchiando, fosse globale o meno. Totale e pervasiva sarebbe stata la filosofia che si annunciava: la libertà è, prima di tutto, accesso agli acquisti, il senso – se mai ce ne fosse stato uno – l’avremmo capito dopo. Dopo, cioè mai.
I cittadini ridotti a consumatori sembrano essere d’accordo: chiese vuote, associazioni senza iscritti, famiglie senza bambini, elezioni senza votanti, ma centri commerciali pieni e carte fidelity (al mercato) a go-go.
Affidiamo la nostra salvezza alle merci. Punto.
Le ritualità del Black Friday
Come dice Bruni, il consumatore che non risulta presente al sacro rito della messa commerciale, perché distratto ha comprato lo stesso prodotto un giorno prima dell’inizio degli sconti, si sentirà colpevole e stupido. “Il «senso di colpa» è infatti un meccanismo essenziale di questa religione”, ci ricorda Bruni. “In Occidente il capitalismo si è sviluppato parassitariamente sul cristianesimo (… ) Questo culto è colpevolizzante. Il capitalismo è presumibilmente il primo caso di un culto che non consente espiazione, bensì produce colpa (W. Benjamin)”.
Il capitalismo come religione
La “questione cultuale” su cui si innesta il Black Friday è intrinseca al capitalismo come una chiesa di scientology: chiede la consegna dell’anima e non consente diserzioni. Nella vita di tutti i giorni una prestazione che viene meno è diserzione.
C’è quindi una ascesi del capitalismo come religione, che consite nel ricevere un debito e nell’esser messi al lavoro per estinguerlo, momento in cui però non avverrà nessuna nemes poiché in cambio si riceverà un nuovo debito e un nuovo dovere di passare la vita ad estinguerlo (Elettta Stimilli, Il debito del vivente – Ascesi e capitalismo, 2011). Ci si trova in difetto, in colpa, in debito, senza che dipenda da noi.
La morale capitalistica sottovalutata dalla Chiesa
Pasolini d’altronde l’aveva profetizzato in un suo editoriale sul Corriere della Sera del maggio 1973, che prendeva spunto da una dissacrante pubblicità di Oliviero Toscani per una marca di jeans. Nel pezzo prefigurava anche tempi grami per la Chiesa, che riteneva sottovalutasse la filosofia seduttiva del capitalismo (salvo il pensare di potervi far fronte con i soliti richiami moralistici).
“… Il Concordato non è stato un sacrilegio negli anni trenta, ma lo è oggi, se il fascismo non ha nemmeno scalfito la Chiesa, mentre oggi il Neocapitalismo la distrugge. L’accettazione del fascismo è stato un atroce episodio: ma l’accettazione della civiltà borghese capitalistica è un fatto definitivo, il cui cinismo non è solo una macchia, l’ennesima macchia nella storia della Chiesa, ma un errore storico che la Chiesa pagherà probabilmente con il suo declino … ”.

