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giovedì, 5 Febbraio, 2026
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Pd, domani direzione tra malumori minoranza e campagna ascolto

Roma, 5 feb. (askanews) – I temi all’ordine del giorno sono la relazione della segretaria e i congressi di federazione, di fatto il lancio della “campagna di ascolto” del Pd che affiancherà la maratona per il ‘no’ al referendum in tutta Italia, ma la direzione del Pd di domani arriva anche in un momento di particolare insofferenza della minoranza del partito.

Elly Schlein indicherà il percorso che, di fatto, impegnerà il partito in una sorta di lunga campagna elettorale anticipata, un calendario fitto di iniziative e appuntamenti in tutto il paese che tirerà la lunga volata verso le prossime politiche. Ma, appunto, proprio in queste ore sono in corso contatti anche con i leader della minoranza per fare in modo che la riunione di domani non si trasformi in una polemica interna, un’occasione di sfogo per i malumori che si sono accumulati negli ultimi mesi.

Per la Schlein la traccia di lavoro è chiara: no al referendum, ma anche iniziative a tappeto per parlare dei temi di cui “la premier non vuole parlare”, come dice spesso la leader Pd: vale a dire sanità, lavoro, politiche industriali, sicurezza, scuola, ambiente. Facile prevedere un nuovo richiamo all’unità del partito, sia pure nel rispetto del pluralismo interno, come accaduto anche all’ultima assemblea nazionale di dicembre. Unità tanto più necessaria, secondo la leader Pd, di fronte alla ‘missione’ che aspetta il Pd e il centrosinistra: battere la destra di Giorgia Meloni.

Dal lato della minoranza, però, sono diversi i motivi di malcontento: gli strascichi di polemica per il ddl sull’antisemitismo presentato da Graziano Delrio, gli inviti alla “cacciata” dei riformisti che arrivano sempre più spesso anche da dirigenti locali e da esponenti dei Giovani democratici, la mancata discussione negli organismi di partito sui temi più caldi dell’agenda politica e via dicendo, fino alla recente scelta di paragonare a Casapound chi vota sì al referendum sulla giustizia

Un malumore che alcuni tra i più battaglieri della minoranza Pd potrebbero manifestare anche con un voto contrario sulla relazione della segretaria. Ipotesi, però, che per il momento non convince la gran parte dei riformisti, anche se pure un sì appare improbabile: “Andiamo, ascoltiamo cosa dice, poi valuteremo”, dice più di un esponente dell’area di minoranza. “Chiederemo di praticare il pluralismo e non limitarsi solo a proclamarlo. E magari di non schiacciarci sulle posizioni più radicali”. Il riferimento è anche ai fatti di Torino: all’assemblea dei senatori Pd sulla mozione unitaria delle opposizioni più d’uno, a cominciare da Filippo Sensi, si erano lamentati della scelta di presentare un documento unico insieme ad Avs, che alla manifestazione ha scelto di partecipare.

Senza contare che sullo sfondo resta il tema del congresso, che alcuni dei sostenitori più stretti della Schlein vorrebbero comunque tenere prima delle elezioni, addirittura prima dell’estate o in autunno. Ipotesi che però non piace a Stefano Bonaccini, neo-ingresso nella maggioranza interna, e nemmeno ad altri ‘grandi elettori’ della Schlein alle scorse primarie. Quasi tutti temi che emergeranno domani, durante il dibattito. Ma i colloqui di queste ore cercheranno di ricondurre tutto entro i limiti di un fisiologico dibattito interno. Perché l’obiettivo, insiste la segretaria, è battere la destra.