Roma, 17 giu. (askanews) – Mentre a Evian, in Francia, si consuma il rito del summit G7, la Cina sfida l’idea di governo del mondo incentrato sostanzialmente sull’Occidente, proponendo una riforma del sistema internazionale in senso “più giusto e razionale” attraverso un nuovo libro bianco.
L’Ufficio informazioni del Consiglio di stato – l’esecutivo cinese – ha diffuso un lungo documento intitolato “Costruire un sistema di governance globale più giusto e razionale: idee, iniziative e azioni della Cina”. Il documento, lungo oltre 20mila caratteri, si articola in cinque parti, oltre a prefazione e conclusione: le crisi e le sfide complesse che il mondo affronta oggi; l’iniziativa per la governance globale come risposta ai problemi attuali; il contributo della Cina alla governance globale; la direzione della trasformazione verso una prospettiva più favorevole; la necessità di procedere insieme in una fase storica cruciale.
Il Libro bianco afferma che la governance globale è una causa comune che riguarda il benessere dell’umanità e che la costruzione di un sistema più giusto e razionale rappresenta un’aspirazione condivisa dai popoli di tutti i paesi. Pechino si presenta come “partecipante, contributore e costruttore” della governance globale e collega il documento alla visione promossa dal presidente cinese Xi Jinping sulla costruzione di una comunità dal futuro condiviso per l’umanità.
Secondo il testo, Xi ha proposto una concezione della governance globale basata su consultazione, costruzione e condivisione, sostenendo un “vero multilateralismo”, una multipolarità mondiale “eguale e ordinata” e una globalizzazione economica “inclusiva e vantaggiosa per tutti”. Nel 2025, in occasione dell’80mo anniversario della vittoria nella guerra mondiale e della fondazione delle Nazioni unite, Xi ha avanzato l’iniziativa per la governance globale, presentata da Pechino come una “soluzione cinese” alla domanda su quale sistema internazionale costruire e su come riformarlo.
Il cuore politico della proposta è la difesa del sistema internazionale con l’Onu al centro. La Cina sostiene che l’attuale architettura globale non debba essere smantellata né sostituita da meccanismi alternativi, ma riformata e resa più efficace. Per Pechino, l’attuazione dell’iniziativa richiede prima di tutto la tutela dell’autorità e del ruolo delle Nazioni unite, la difesa dell’ordine internazionale fondato sul diritto e il rispetto dei principi e degli obiettivi della Carta dell’Onu. Una risposta, apparentemente, alle iniziative di Washington e alla creazione di nuove piattaforme, come il Board of Peace, promosso con grande enfasi dal presidente Usa Donald Trump.
Il Libro bianco individua cinque principi fondamentali: uguaglianza sovrana degli Stati, rispetto del diritto internazionale, pratica del multilateralismo, centralità delle persone e orientamento all’azione concreta. Su questa base, la Cina chiede una governance in cui tutti i paesi – grandi e piccoli, forti e deboli, ricchi e poveri – possano partecipare in modo paritario ai processi decisionali e beneficiare dei risultati dello sviluppo globale.
Il documento contiene anche una critica netta a unilateralismo, protezionismo, egemonismo, sanzioni unilaterali, “giurisdizione a braccio lungo” (extranazionale), guerre commerciali, guerre tecnologiche, blocchi contrapposti e tentativi di costruire “piccoli cortili con alte mura”. Pechino denuncia una tendenza alla frammentazione dell’economia mondiale, all’indebolimento del multilateralismo e al ritorno della logica della forza nei rapporti internazionali.
Particolare rilievo viene attribuito al Sud globale. Il Libro bianco afferma che i paesi in via di sviluppo devono avere maggiore rappresentanza e maggiore voce nelle istituzioni internazionali. La Cina chiede una riforma dell’architettura finanziaria globale, compresi Fondo monetario internazionale e Banca mondiale, e una riforma del Consiglio di sicurezza dell’Onu orientata in particolare a correggere quella che Pechino definisce “l’ingiustizia storica” subita dall’Africa.
Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Lin Jian, durante il briefing quotidiano con la stampa, ha affermato che l’iniziativa per la governance globale ha già ricevuto il sostegno di quasi 160 paesi e organizzazioni internazionali e che oltre 60 paesi hanno aderito al “Gruppo degli amici della governance globale”. Per la diplomazia cinese, questo dimostra che la proposta risponde a una domanda diffusa di riforma del sistema internazionale e rafforza la fiducia nel multilateralismo.
Wang Yi ha sottolineato che l’iniziativa avanzata da Xi invita tutti i paesi ad agire insieme per costruire un sistema di governance più equo, capace di affrontare il deficit di governance internazionale e di indicare una direzione al cammino dell’umanità. Secondo Pechino, la proposta amplia il percorso pratico per la costruzione di una comunità dal futuro condiviso per l’umanità e apre “una nuova frontiera della civiltà politica internazionale”.
La Cina rivendica inoltre il proprio contributo concreto alla governance globale. Sul piano della sicurezza, Lin ha ricordato che Pechino è il secondo maggiore contributore finanziario alle operazioni di peacekeeping dell’Onu e il primo fornitore di truppe tra i membri permanenti del Consiglio di sicurezza. Il Libro bianco cita anche il ruolo cinese nei dossier internazionali, dall’Ucraina al Medio Oriente, dalla riconciliazione tra Arabia saudita e Iran al dialogo tra fazioni palestinesi ospitato a Pechino.
Sul piano dello sviluppo, il portavoce ha ricordato che nel quadro dell’Iniziativa per lo sviluppo globale sono stati realizzati oltre 1.800 progetti di cooperazione e programmi di formazione per 80mila persone. La Cina ha inoltre esteso unilateralmente il trattamento a dazi zero a tutti i paesi africani e ai paesi meno sviluppati con cui intrattiene relazioni diplomatiche, presentando questa misura come parte del proprio sostegno allo sviluppo del Sud globale.
Il Libro bianco collega la governance globale anche alla cooperazione economica e infrastrutturale della Nuova via della seta, alla difesa di un’economia mondiale aperta, al rafforzamento del sistema commerciale multilaterale e alla lotta contro il protezionismo. Pechino propone di riportare lo sviluppo al centro dell’agenda internazionale, accelerare l’attuazione dell’Agenda 2030 dell’Onu, ridurre il divario Nord-Sud e chiedere ai paesi sviluppati di rispettare gli impegni in materia di assistenza allo sviluppo e finanza climatica.
Tra le priorità indicate figurano anche i nuovi settori della governance globale: intelligenza artificiale, cyberspazio, dati, spazio, oceani, regioni polari, clima, salute pubblica e biodiversità. Lin ha citato la creazione dell’Organizzazione internazionale per la mediazione e dell’Organizzazione mondiale dei dati, già avviate, oltre alla preparazione dell’Organizzazione mondiale per la cooperazione sull’intelligenza artificiale. In autunno, ha aggiunto, Pechino ospiterà anche il primo Forum globale sulla governance di Xiongan.
“La Cina è pronta a lavorare con tutte le parti per attuare l’iniziativa sulla governance globale, difendere con fermezza il ruolo centrale delle Nazioni unite, valorizzare pienamente il ruolo chiave del Sud globale e colmare le carenze e i deficit della governance globale”, ha affermato Lin.
Il messaggio complessivo del documento è che Pechino intende proporsi come promotrice di una riforma dell’ordine internazionale fondata formalmente sull’Onu e sul multilateralismo, ma orientata a una maggiore rappresentanza dei paesi non occidentali. Un’alternativa al sistema incentrato sull’Occidente, insomma, e alla nuova assertività americana promossa da Trump.
