A gennaio è andata in onda l’inchiesta di Report “Dietro la cattedra”, che ha riportato al centro del dibattito pubblico le criticità profonde del sistema scolastico italiano.
L’inchiesta ha denunciato anche un vero e proprio business legato alla formazione, con costi elevati e complessità burocratica che gravano interamente sulle spalle dei lavoratori: docenti costretti a pagare migliaia di euro per conseguire specializzazioni e titoli, anche tramite università telematiche, al solo scopo di scalare le graduatorie.
Nel quadro emerge anche la precarietà ormai strutturale, con difficoltà sempre maggiori a diventare docenti di ruolo.
Precarietà strutturale e organici fittizi
I posti in deroga (cattedre attivate oltre l’organico di diritto) sono consistenti. Infatti, esistono cattedre nell’organico “di fatto” — quelle reali a settembre — ma non nell’organico “di diritto”, ossia nel fabbisogno previsto nell’anno scolastico precedente. Questo meccanismo rende di fatto impossibile la stabilizzazione.
Il settore del sostegno rappresenta il punto più fragile del sistema, insieme al personale educativo (PPPP), per il quale, ad esempio, manca un concorso da circa 25 anni.
Il nodo del sostegno e la discontinuità didattica
Spesso nel sostegno ci sono cattedre affidate a personale non specializzato, reclutato anche tramite MAD (messe a disposizione) o graduatorie incrociate. La conseguenza più grave è la discontinuità didattica: tantissimi studenti con disabilità cambiano insegnante ogni anno, con il rischio di compromettere i percorsi educativi e didattici.
A questo si aggiunge l’instabilità dei docenti curricolari, che cambiano spesso, talvolta anche più volte nello stesso anno scolastico.
Il nuovo sistema di abilitazione legato al PNRR — percorsi da 30, 36 e 60 CFU, oltre alle specializzazioni Indire — punta a ridurre il precariato entro il 2026, ma presenta costi elevati e una forte complessità burocratica a carico dei docenti. Nel concorso docenti PNRR 3 i partecipanti sono quasi sempre gli stessi che hanno già superato almeno la prova scritta dei due concorsi precedenti (2023–2024).
Le proposte per una riforma strutturale
Da qui la necessità di interventi strutturali e non emergenziali:
- una prima proposta riguarda la stabilizzazione reale: trasformare automaticamente in organico di diritto i posti in deroga che si ripetono, ad esempio, per tre anni consecutivi, riconoscendo che non si tratta di emergenze ma di bisogni permanenti;
- accanto a ciò, sarebbe necessario un censimento digitale del fabbisogno di sostegno, basato su dati reali e aggiornati, per evitare contenziosi e garantire i diritti degli studenti;
- un’altra linea di riforma riguarda la continuità didattica nel sostegno: occorrerebbe introdurre un canale che premi il docente che sceglie di seguire lo stesso alunno per l’intero ciclo, attraverso incentivi di carriera o punteggio;
- allo stesso tempo, i percorsi di specializzazione dovrebbero essere gratuiti e pubblici per i docenti con anni di servizio, così da contrastare il “mercato dei titoli” e le disuguaglianze economiche;
- inoltre, è indispensabile una trasparenza totale nel reclutamento: validazione automatica dei titoli tramite collegamento diretto ai database universitari, superamento dell’autocertificazione e graduatorie più dinamiche e aggiornabili.
Una questione etica e civile
Per il biennio 2026–2028 i docenti precari si preparano a un nuovo aggiornamento delle Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS). In questo contesto, la scelta della provincia e l’accumulo di titoli culturali — certificazioni informatiche, linguistiche, CLIL, master — restano le uniche armi, al di là delle supplenze, per scalare classifiche sempre più competitive.
La questione diventa, dunque, non solo tecnica, ma etica e civile. In una scuola che tutela davvero il diritto allo studio, la priorità non può essere la semplice copertura delle cattedre, ma la qualità dell’intervento educativo.
Restituire dignità sociale al docente e stabilità agli studenti significa rimettere la persona — e non la burocrazia — al centro del sistema scolastico.
Francesco Varricchio, professore e autore del libro Quali valori? Esperienze, idee, appunti di un educatore (2021)
