Milano, 3 feb. (askanews) – “Stiamo lavorando all’introduzione di specifiche misure finalizzate a rendere ancora più efficace l’azione di filtro e prevenzione, come il fermo di polizia per soggetti potenzialmente pericolosi di cui siano già conoscibili intenzioni e attitudini”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, illustrando alla Camera l’informativa del Viminale sui fatti avvenuti a Torino il 31 gennaio.
“Strumenti del genere, del resto, sono presenti in alcuni ordinamenti europei senza che nessuno gridi all’attentato alla democrazia – ha proseguito -. E pensare che queste misure oggi vengono criticate da chi attribuisce gli incidenti esclusivamente ad asseriti deficit di prevenzione e non, come avvenuto, ad una precisa determinazione criminale di chi ha posto in essere le violenze. Ed ancora, pensiamo a norme in grado di salvaguardare non solo gli agenti vittime di aggressioni, ma anche tutti i cittadini, senza per questo creare scudi di tipo immunitari”o.
Per Piantedosi, “uno Stato che non si predisponesse a proteggere la sicurezza dei suoi cittadini e che non si facesse carico di tutelare adeguatamente le Forze di polizia preposte a garantirla, verrebbe meno alla sua funzione più importante. In uno Stato costituzionale di diritto come l’Italia, le Forze di polizia sono un baluardo della democrazia e della libertà. Esse non chiedono immunità, ma non devono essere bersagli mobili della delinquenza e devono anche poter operare senza essere gravate da una costante e sistematica presunzione di colpevolezza”.
