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Qual è la politica estera dell’Italia?

Tra ambiguità interne e frammentazione politica, emerge l’urgenza di una linea chiara e coerente: solo una strategia riconoscibile può restituire credibilità internazionale e ruolo all’Italia.

Una domanda tutt’altro che banale

C’è una domanda che si impone su tutte, soprattutto in questa fase storica e politica. E cioè: qual è la politica estera di un paese? Nello specifico, quella del nostro paese? Una domanda apparentemente banale ma cruciale ai fini di comprendere la bussola di una nazione. E quando si parla di bussola non ci si riferisce solo alle alleanze europee e allo scacchiere internazionale, ma anche alle scelte concrete che un paese può e deve compiere a livello nazionale.

Ormai esiste una interdipendenza, o meglio un legame strettissimo, tra la collocazione internazionale di uno Stato e le decisioni politiche che vengono intraprese sul piano interno. È proprio in questo intreccio che si misura la coerenza – o l’incoerenza – di una classe dirigente.

La frammentazione delle scelte politiche

Un futuro credibile della politica estera italiana non passa attraverso posizioni alternative e contraddittorie come quelle che registriamo quotidianamente. Da un lato nel campo del centrodestra, diviso tra pulsioni populiste e linee più istituzionali; dall’altro nella coalizione di sinistra e progressista, caratterizzata da una pluralità di strategie – addirittura cinque – spesso divergenti.

È sufficiente osservare i molteplici ordini del giorno e le rispettive risoluzioni ogniqualvolta si deve assumere una decisione su un conflitto, su un intervento di sostegno a un paese alleato o su una precisa collocazione europea e internazionale. In questi passaggi emerge con evidenza una difficoltà strutturale: l’assenza di una linea unitaria.

La lezione della tradizione democratico-cristiana

È proprio dentro questa cornice confusa e contraddittoria che si impone una domanda essenziale: qual è la politica estera dell’Italia in questa delicatissima fase? Non è una domanda polemica, ma realistica e pragmatica.

La migliore tradizione democratico-cristiana ci ricorda che la chiarezza in politica estera rappresenta la vera carta d’identità di un paese. Solo così si può essere ritenuti affidabili e credibili nei rapporti con gli altri Stati e nei consessi internazionali.

Quando si parla di europeismo, atlantismo e Occidente, non basta l’enunciazione di principio: occorre coerenza, responsabilità e capacità di declinare queste scelte in un progetto politico riconoscibile. Non si è credibili né come gregari irrilevanti né inseguendo posizioni propagandistiche che rischiano di trasformarsi in un boomerang.

Per questo oggi i partiti – soprattutto quelli dotati di una autentica cultura di governo – hanno il dovere morale e politico di elaborare una visione di politica estera che tenga insieme le costanti storiche del paese e una rinnovata capacità di iniziativa nello scenario europeo e internazionale.

Senza questa assunzione di responsabilità, non sarà solo la politica a restare debole e incerta: sarà l’intero paese a scivolare verso una stagione di irrilevanza e marginalità.