Le recenti dichiarazioni dell’europarlamentare Ilaria Salis, Avs, che ha osato parlare di un ruolo “positivo” degli scafisti nel fenomeno migratorio, non sono semplicemente opinioni controverse ma, al contrario, rappresentano un attacco alla dignità umana e un grave segnale di irresponsabilità morale da parte di chi dovrebbe rappresentare le istituzioni.
Scafisti positivi? La morale calpestata
Definire il traffico di esseri umani come un “servizio” o distinguere tra “scafisti buoni e cattivi” non è solo scorretto. È moralmente inaccettabile.
Dietro queste parole ci sono vite spezzate, bambini ingannati e convinti di un viaggio sicuro, famiglie disperate che hanno affidato i loro sogni e la loro sicurezza a chi prometteva un futuro migliore, solo per essere abbandonati al mare, al freddo, alla morte.
Non sono numeri, non sono statistiche. Parliamo di persone reali, vittime innocenti di inganni e disperazione. Parlare di “contrabbando volontario” o di “scafisti non delinquenti” significa calpestare la memoria di chi non ce l’ha fatta, di chi è morto inseguendo una speranza.
Responsabilità politica e protezione dei vulnerabili
La politica non può permettersi superficialità o pressappochismo davanti a queste tragedie. Non ci sono giustificazioni di schieramento. Chi governa ha il dovere inderogabile di proteggere i più vulnerabili, di creare percorsi sicuri e legali per chi cerca salvezza, di difendere la vita senza compromessi.
Ogni parola pronunciata in Parlamento o in contesti pubblici pesa sulla vita delle persone. Minimizzare il dolore, normalizzare il pericolo o legittimare l’ingiustificabile significa diventare complici della tragedia stessa.
Chi governa deve mettere l’umanità al centro delle proprie decisioni, ascoltare chi non ha voce, senza distinzioni di provenienza, colore politico o condizione sociale. Non esistono mezze verità quando in gioco ci sono bambini e famiglie che rischiano tutto pur di sopravvivere.
Ogni leggerezza è un’offesa alla morale, alla legge e alla coscienza collettiva. La politica degna di questo nome tutela la vita e garantisce sicurezza e giustizia a chi è più fragile.
Parole che feriscono, vite che chiedono rispetto
È inaccettabile e irresponsabile cercare consenso con parole di inganno, provando a convincere l’opinione pubblica che dietro il dolore, la paura e la morte di persone vulnerabili ci sia una “scelta volontaria” o un “servizio” normale.
Come ci ricorda Papa Leone XIV nel Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2025, i migranti non sono numeri o problemi da gestire, sono persone che meritano dignità, ascolto, verità e giustizia. Ogni vita conta. Ogni storia merita rispetto.
In sintesi, questa sua disquisizione sui termini “scafista” o meno, sembra più un espediente per conquistare qualche voto, piuttosto che un vero e proprio approfondimento sul tema. Lasciamo al lettore giudicare chi davvero ci rappresenta nelle istituzioni.

