Questione meridionale, ovvero la grande faglia che divide il Paese

Filippo Sbrana esplora le origini e le conseguenze della divisione tra le due Italie. Negli anni ‘90 cambiano i protagonisti e le strategie. Cancellato l’intervento straordinario nel Mezzogiorno, i risultati economici sono deludenti.

 

 

Nord e Sud: insieme o divisi? È la domanda di fondo che accompagna le pagine del nuovo libro di Filippo Sbrana “Nord contro Sud. La grande frattura dell’Italia repubblicana” edito da Carocci (collana Studi Storici, pp. 248, euro 27,00). Avvalendosi di documentazione in larga parte inedita, il volume ricostruisce la storia dei rapporti fra le due metà del Paese nella stagione repubblicana. Analizzando diversi piani – economico, politico, sociale, istituzionale, culturale – vengono ripercorse le motivazioni che hanno portato, negli ultimi 50 anni, a togliere centralità allo sviluppo del Sud rispetto al passato e quali conseguenze ha innestato questo processo, fino all`attuale dibattito sull’autonomia differenziata.

 

Il testo muove dagli anni Cinquanta e Sessanta, quando il Mezzogiorno era considerato in modo condiviso una “questione nazionale” tale da meritare una politica economica dedicata. Sono gli anni dell’intervento straordinario al Sud, una misura che favorì un notevole sviluppo economico nei territori del Mezzogiorno. Sullo sfondo permaneva un senso di concordia nazionale sulla necessità di far crescere il Sud, convinzione che univa partiti politici, Chiesa e sindacati. Sbrana, docente di Storia economica all`Università per Stranieri di Perugia, nei suoi studi ha spesso indagato le connessioni tra fatti economici, scelte politiche e conseguenze sociali si sofferma, ad esempio, su una grande manifestazione organizzata dalle rappresentanze dei lavoratori a Reggio Calabria, alla quale parteciparono migliaia di operai provenienti dal Nord per chiedere che lo Stato investisse al Sud.

 

Un primo cambio di rotta avvenne negli anni Settanta: la crisi energetica pose fine al ciclo economico espansivo che durava da molti anni e, insieme alla costituzione delle Regioni, provocò una forte perdita di efficienza dell’intervento pubblico, a partire dalla Cassa del Mezzogiorno. Sono anni di profonde trasformazioni dell’apparato produttivo e di forti mutamenti sociali, associati al crepuscolo del movimento operaio e della mobilitazione collettiva.

 

Tutto questo favorì il logorarsi di una visione condivisa sul Mezzogiorno e la crescita degli elementi di contrapposizione fra Nord e Sud. Il terremoto dell’Irpinia nel 1980 suscitò una grande solidarietà, ma i cattivi risultati della ricostruzione accentuarono la divisione fra le due parti del Paese. Nel corso degli anni Ottanta i grandi partiti di massa (soprattutto Dc e Pci) rimasero inerti di fronte alle istanze territoriali, assumendo una posizione che preparò la strada alla cosiddetta “questione settentrionale”. Anche per questo nel decennio successivo si affermarono partiti come la Lega Nord e Forza Italia, nati nel Nord del paese. Si caratterizzavano per un forte legame con il proprio territorio d`origine e, nel caso della Lega, in una marcata contrapposizione verso il Sud.

 

Nel passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica, durante gli anni Novanta, cambiano i protagonisti ed emergono prima Umberto Bossi e Silvio Berlusconi, poi Matteo Salvini. Viene cancellato l’intervento straordinario nel Mezzogiorno. Ma i risultati economici sono deludenti sia al Nord che al Sud, specie se confrontati con gli altri paesi europei. Il libro si chiude sull’odierno dibattito sull’autonomia differenziata, che è il frutto di questa lunga storia e attesta l`urgenza di ritrovare una visione condivisa sul futuro del paese.