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lunedì, 16 Febbraio, 2026
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Referendum costituzionale: non un plebiscito contro il governo – Dibattito

Il voto confermativo riguarda i contenuti della riforma e la coerenza dell’assetto costituzionale; trasformarlo in una resa dei conti politica distorce l’art. 138 e indebolisce la qualità del confronto democratico.

Traggo spunto dall’articolo di Michele Dau, Il referendum sulla giustizia è una questione eminentemente politica.

Chiarisco subito che la Costituzione si modifica, con l’apposita procedura della revisione prevista dall’art. 138 Cost., a mezzo di norme programmatiche o precettive.

Il referendum è una conseguenza necessaria se il contenuto della riforma non sia stato approvato, nella sua rituale doppia lettura, secondo precise maggioranze. Ed infatti l’ultimo comma dell’art. 138 Cost. così recita:

«…Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti».

L’idea pertanto di trasformare un referendum costituzionale in una crociata contro il governo è invece un errore politico.

Polarizzazione, retoriche manichee e delegittimazione dell’elettorato

Mentre ancora ci si chiede se un certo modo di catalogare gli elettori che andranno a votare sul prossimo referendum non costituisca davvero un virtuoso assist per questa destra, che già — ancor prima della campagna referendaria — non ha risparmiato ai cittadini frequenti paragoni manichei, accomunando quanti sostengono o guardano a sinistra, o l’intera area delle opposizioni, a epiloghi violenti con cui gruppi di facinorosi guastano manifestazioni di piazza, con danneggiamenti diffusi e feriti, non solo tra le forze dell’ordine.

Il caso Gratteri, le critiche e il rischio di politicizzazione

Dopo la clamorosa intervista del procuratore Gratteri — che tante polemiche e critiche ha sollevato da più parti — tra i quali anche il prof. Bachelet, presidente di uno dei Comitati del No, che non ha condiviso le modalità con cui si è espresso l’alto magistrato, mi auguravo che questo cambio di rotta non coinvolgesse questo giornale.

Confidavo nel fatto che il tradizionale ancoraggio ai ragionamenti e alle argomentazioni, mai speciose, potesse mettere in guardia dal non cadere nella trappola della politicizzazione e dello scontro politico nelle agorà e nei media, come già ne abbiamo avuto in questi giorni.

Constato invece che anche questo illustre giornale non ne vuole restare immune.

La riforma delle carriere e l’uso strumentale del referendum

Il referendum sulla riforma delle carriere in magistratura, pur costruita contenutisticamente in un quadro di contrapposizione — con un testo governativo che non ha tollerato alcun apporto parlamentare, disattendendo ogni pur minimo contributo dialettico — si è mosso comunque nel senso di assicurare l’effettiva terzietà del giudice.

Ora c’è chi propone, proprio su questo giornale, di usarlo cinicamente come leva contro il governo.

Sono altri i modi per contrastare questo governo dai tratti talvolta autoritari.

Opposizioni fragili e competizione interna alla coalizione

Sicuramente l’esimio autore avrà avuto in mente come destinatari i leader della sinistra ideologica e movimentista che, intanto, come iceberg si allontanano sempre più dall’idea di un perimetro assai più ampio che dovrebbe avere un’idea di governo alternativo, mentre vivono una sorta di rapporto circolare — pur con qualche insofferenza — tra Pd, Avs e 5 Stelle, dentro la perenne competizione tra Schlein e Conte sulla premiership della coalizione.

Ora, seppur sul piano delle competizioni territoriali questo asse privilegiato sembra aver funzionato, almeno per quanto ha riguardato la scelta dei candidati governatori, non pare invece brillare per coerenza e lungimiranza progettuale.

Paure sociali, populismo e crisi della mediazione

Al momento vediamo nella parte preponderante dell’opposizione solo improvvisazione e una visione miope; è immaginabile che molti elettori, come purtroppo accade da qualche lustro, non trovando risposte alle istanze sociali e di sicurezza, preferiscano l’abbraccio ingannevole delle destre, che promettono soluzioni rapide e poco avvezze alle mediazioni — proprio quelle con cui si governano le complessità e si evitano norme foriere di disuguaglianze e iniquità.

Il ruolo dell’area cattolico liberale e il campo degasperiano

C’è, per contro, in gioco tutta quell’area cattolica, oggi identificata soprattutto nel campo degasperiano, che guarda al perimetro cattolico, liberale, democratico, europeista e popolare, che a suo tempo innervava cospicuamente anche il Pd, oggi abbagliato da un bipolarismo selvaggio e ai margini del processo di composizione allargata del campo largo.

Eppure quella sorgente pregevole di risorse umane — basti pensare al know-how assicurato dalla scuola di partito della DC — è da decenni marginalizzata, mentre il Paese fatica a uscire da politiche economiche insoddisfacenti, incapaci di garantire crescita equa, fronteggiare l’erosione inflattiva sui ceti più deboli, definire piani industriali credibili e una politica estera coerente.

Credibilità internazionale e prospettiva europea

Performance altalenanti sottraggono al nostro Paese coerenza e credibilità nell’essere costruttori di pace e coesione tra i popoli, nonostante gli sforzi virtuosi del Presidente della Repubblica.

Mi pare allora più opportuno riconnettersi al compito proprio dei comitati per il Sì e per il No: spiegare le ragioni tecnico-giuridiche della riforma delle carriere dei magistrati nell’intento di attuare, nella forma e nella sostanza,  un’effettiva terzietà del giudice.

Oltre il referendum: ricostruire un progetto politico

Non possiamo però lasciarci sfuggire questi momenti cruciali, affinché diventino fonte di energia e fiducia per rendere visibile e concreta — con progetti e obiettivi dichiarati — l’area centrista cattolica, liberale e popolare.

Occorre costruire un promontorio avanzato di proposte che rifugga visioni demagogiche e populiste, terreno privilegiato delle destre che cavalcano paure e insicurezze quotidiane per imporre strategie ordinamentali riduttive di diritti e libertà.

Per scongiurare questo rischio bisogna riportare protagonista l’area cattolico-liberale, democratica e popolare nella costruzione, insieme agli altri partner europei, di un’Europa federale oggi troppo fragile nello scenario internazionale.