Home GiornaleReferendum, il rischio di spezzare l’equilibrio della giustizia

Referendum, il rischio di spezzare l’equilibrio della giustizia

La separazione delle carriere rischia di alterare l’equilibrio tra autonomia del Pubblico Ministero, indipendenza del Giudice e tutela effettiva dei Diritti. La scelta non è tra conservazione e cambiamento, ma tra due possibili ingiustizie.

Ci sono momenti in cui il dibattito pubblico si allontana dal diritto per trasformarsi in scenografia. Le riforme diventano slogan, le paure si fanno argomenti e gli equilibri di potere – quelli veri – vengono trattati come ostacoli da rimuovere.

Chi vive il processo penale dall’interno riconosce questo movimento. Non è una questione di schieramenti, né di appartenenze.  È un riflesso professionale. Il punto esatto in cui le garanzie smettono di essere un limite e diventano una variabile negoziabile. E, quando questo accade, la democrazia non crolla, si consuma.

 

Il referendum e il rischio di cambiare lequilibrio

Il Referendum non può essere letto solo come una promessa di efficienza. Ogni intervento sull’architettura del processo penale produce effetti che vanno oltre l’intenzione dichiarata. La separazione delle carriere, nella sua formulazione referendaria, rischia di alterare il delicato equilibrio tra autonomia del Pubblico Ministero, indipendenza del Giudice e tutela effettiva dei Diritti. È un equilibrio imperfetto, certo, ma è quello che ha impedito finora che il processo penale diventasse terreno di pressione politica.

 

Riformare il sistema senza indebolire i diritti

Non si tratta di difendere lo status quo. Chi esercita il diritto ogni giorno conosce bene le distorsioni del sistema giudiziario: lentezze, disfunzioni, zone d’ombra. Ma conosce altrettanto bene il rischio opposto: che una riforma, nata per correggere un problema, possa diventare — nelle mani sbagliate — uno strumento di compressione dei diritti e delle libertà fondamentali.

 

La scelta difficile tra due ingiustizie

La storia insegna che le garanzie non vengono mai eliminate all’improvviso. La loro tenuta viene meno quando la narrazione oscura i fatti e il dissenso viene delegittimato. Per questo, la scelta non è tra conservazione e cambiamento, ma tra due possibili ingiustizie. Da un lato, un Sistema che va migliorato. Dall’altro, una riforma che potrebbe spostare il baricentro del processo Penale verso un modello permeabile al potere esecutivo.

La posizione più ardua e dignitosa è restare nel punto in cui si è: sospesi tra due ingiustizie, cercando di non diventare ingiusti. Il mio “NO” nasce qui. Non dalla paura del cambiamento, ma dalla responsabilità di non consegnare il processo penale a una narrazione che semplifica ciò che, per sua natura, non può essere semplificato.

Michele Russo d’Altavilla è Avvocato Penalista, Patrocinante in Cassazione, Professore Associato di Diritto Penale