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domenica, 11 Gennaio, 2026
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Referendum, in campo società civile per No con Landini, c.sinistra e Anm

Roma, 10 gen. (askanews) – Si è di fatto aperta la campagna referendaria per il no alla riforma costituzionale del Governo approvata a maggioranza dal Parlamento, che separa costituziolmente le carriere dei Magistrati e sulla quale gli elettori italiani saranno chiamati a marzo a esprimere il verdetto definitivo: entrata in vigore o bocciatura. I leader di Pd Cinque Stelle ed Avs Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, il professor e avvocato torinese Enrico Grosso, presidente del Comitato “Giusto Dire No” promosso dall’Anm e rappresentanti di Anpi, Acli e molte associazioni del terzo settore, hanno voluto essere di persona presenti al centro congresso Cgil Frentani a Roma per l’inizio della campagna del ‘Comitato Società civile per il No al referendum costituzionale’, presieduto da Giovanni Bachelet e promosso e composto da numerose associazioni espressione della società civile.

A 24 ore dalla conferenza stampa annuale nella quale la premier Giorgia Meloni ha difeso e sostenuto la riforma della magistratura, accusando Anm e comitato del No di mentire nei manifesti elettorali, che, a suo dire, delegittimano i magistrati stessi quando sostengono che la riforma sottomette i pm all’esecutivo, il Comitato del no e i suoi leader promotori hanno aperto la campagna confermando, rinnovando e rincarando l’accusa a Governo e centrodestra di muovere un “attacco a Costituzione e democrazia”, con la separazione delle carriere dei magistrati.

Per Schlein, sul referendum “il governo sta disseminando bugie per fare pura propaganda. Non è una riforma della giustizia perché non migliorerà in alcun modo l’efficienza del sistema di giustizia di questo Paese, non renderà più veloci i processi” e “non inciderà purtroppo sulle condizioni di sovraffollamento delle carceri nel nostro Paese”.

Dal palco Schlein si è rivolta direttamente al guardasigilli. “Voglio rispondere da qui al ministro Nordio che tempo fa disse di ‘non comprendere perché Schlein non capisca che la riforma della giustizia serva anche a loro’. Gli rispondo da qui dicendo che non vogliamo che ci serva. Noi vinceremo le prossime elezioni e non vogliamo una riforma che ci consenta di controllare noi la magistratura ma vogliamo essere controllati. Così funziona una democrazia”.

Nel suo intervento Conte ha invitato i cittadini a “contrastare in tutti i modi questo disegno perché è il ritorno della casta dei politici e il ritorno degli intoccabili, è il ritorno di chi vuole avere le mani libere per poter agire e non risponde a nessun contropotere”. Secondo Conte “con questa riforma i cittadini diventeranno tutti di serie B rispetto ai privilegiati della giustizia che sono i politici, i colletti bianchi e gli imprenditori amici, ma per noi vale il principio: la legge è uguale per tutti”.

Landini è entrato nella campagna referendaria “non con lo spirito di de Coubertin: non siamo qui per partecipare, noi siamo qui perché vogliamo vincerlo questo referendum e per vincere questo referendum dobbiamo convincere tante persone ad andare a votare”. Il segretario della Cgil ha lanciato un allarme: “Siamo di fronte a un disegno politico esplicito di questo governo che vuole mettere in discussione l’esistenza stessa della Costituzione e della democrazia così come la Costituzione l’ha disegnata. Abbiamo bisogno di un lavoro Comune per Comune, quartiere per quartiere, territorio per territorio, parlando con le persone e rendendo evidente quella che è la posta in gioco che abbiamo di fronte: il futuro della nostra democrazia”.

Alla presentazione del Comitato è intervenuto anche il professor Enrico Grosso, presidente del Comitato “Giusto Dire No” promosso dall’Anm. “I giudici, e non solo i pubblici ministeri, se passa questa riforma, saranno meno indipendenti, più a rischio di soggezione di fatto alla politica. Saranno meno indipendenti perché saranno meno liberi, perché un giudice è davvero libero, se deve prendere decisioni ‘scomode’, solo se non è impaurito, se non è intimidito”, ha sottolineato Grosso.

Intanto, il costituzionalista Pd Stefano Ceccanti, vicepresidente della associazione ‘Libertà Eguale’, ha annunciato che lunedì a Firenze presenterà “la Sinistra che vota sì”. E sempre lunedì il Consiglio dei ministri dovrebbe indicare la data del referendum confermativo. Si parla del 22-23 marzo anche se è in corso la raccolta firme promossa da un gruppo di 15 cittadini con un quesito diverso da quello già presentato per il referendum costituzionale sulla giustizia. La scadenza per questa raccolta firme – che ha superato le 300mila – è fissata al 31 gennaio prossimo (90 giorni dopo l’approvazione definitiva della riforma in Senato). Stabilire una data per le urne prima della fine del mese di gennaio – come preannunciato dalla premier Meloni per il Cdm di lunedì – potrebbe portare a una serie di ricorsi da parte del Comitato dei 15 cittadini.