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Referendum, Nordio: dibattito politicizzato e alterato da fake news (ma "Bartolozzi si scuserà")

Roma, 10 mar. (askanews) – Il dibattito sul referendum sulla giustizia “è alterato da fake news” e c’è una “politicizzazione che avremmo voluto evitare ma che, non per colpa nostra, condiziona il dibattito”. Lo ha detto il ministro della Giustizia Carlo Nordio ad un evento sul referendum promosso da Noi Moderati.

Il tema della “separazione delle carriere”, ha aggiunto Nordio, “significa che giudici e pubblici ministeri non possono più appartenere alla stessa famiglia”. “Vuol dire – ha ribadito – che appartenendo entrambi al Consiglio Superiore della Magistratura unico si danno i voti gli uni con gli altri, chiedono i voti durante le elezioni gli uni con gli altri. I giudici telefonano ai pubblici ministeri per avere il voto e viceversa”.

“Potremmo anche domandarci perché quando vengono conferite delle funzioni o degli incarichi dirigenziali o apicali a questi magistrati, molto spesso le decisioni del Consiglio Superiore della Magistratura vengono bocciate in modo anche molto severo dal Consiglio di Stato. Prima il Tar, poi il Consiglio di Stato che è l’organo massimo per la giurisdizione amministrativa, ebbene, queste decisioni del Consiglio superiore della Magistratura, dove siedono il primo presidente della Cassazione e il Procuratore Generale della, quindi il fior fiore, diciamo, del mondo giuridico e magistraturale italiano, vengono completamente annullate, anche con contestazioni molto crudelli, tipo ‘manifesta irragionevolezza’ e ‘assoluta mancanza di logica’”. Questo avviene perché “in questi conferimenti di incarichi, c’è poco diritto e c’è invece molta spartizione clientelare. Questo non lo dico io, io mi sono proposto dopo il saggio e autorevolissimo suggerimento del Capo dello Stato, di non usare più aggettivi che possano sembrare cruenti, ma se devo proprio usarne qualcuno, degenerazione correntizia, non uso parole mie, ma parole che sono state dette dalle massime cariche sia dello Stato sia della stessa magistratura sia, e questo è la cosa più importante, dei sostenitori del No. Perché basta andare a vedere quello che scrivevano cinque anni fa, Gratteri, Di Matteo… erano tutti a favore del sorteggio e tutti a denunciare la degenerazione correntizia”, ha affermato il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, nel suo intervento per il Sì al referendum.

Sul tema del sorteggio, il ministro ha ricordato che “sono gli stessi magistrati che possono mandarvi all’ergastolo, che possono mandare in prigione una persona, quindi non si vede perché nel loro ambito non possa avvenire un sorteggio nell’ambito del quale vengano valutati. La Corte disciplinare è attualmente il Consiglio superiore della magistratura che valuta le colpe dei magistrati, con criteri estremamente blandi, estremamente ingenerosi, che si traducono in sanzioni anche nei casi più seri, estremamente platoniche come la censura, che è un piccolo buffetto, e che poi a loro volta si traducono in una valutazione di professionalità che è al 99,8% magnifica nei confronti dei magistrati. Non esiste categoria in Italia, imprenditoriale, ministeriale o altro, che abbia la stessa percentuale di giudizi ultrapositivi dei magistrati”.

Sul dibattito pesano ancora le parole della capo di gabinetto del ministero della giustizia Giusi Bartolozzi che ieri in una trasmissione televisiva ha fatto appello a votare sì così “ci togliamo di mezzo la magistratura che – sono le sue parole – sono plotoni di esecuzione”. Parole che secondo fonti di Palazzo Chigi avrebbero suscitato anche “l’irritazione” della presidente del Consiglio Giorgia Meloni per “l’uscita infelice” della collaboratrice di Nordio, che “rischia di vanificare gli sforzi messi in campo finora” dalla maggioranza e dal governo. Sebbene non sia arrivata nessuna richiesta di dimissioni da parte della presidente del Consiglio, resta sul tavolo la richiesta di scuse avanzata dal guardasigilli Nordio già in una dichiarazione ieri sera. E – in assenza di scuse – oggi Nordio si ritrova a ripetere: “La stessa dottoressa Bartolozzi ha chiarito il suo punto di vista: non si riferiva assolutamente a tutta la magistratura ma solamente a quella piccola parte minoritaria che ha definito politicizzata. Sono certo che si scuserà”, ha detto a Sky Tg24 il ministro della Giustizia, a margine dell’incontro sul referendum della Giustizia promosso a Milano da Noi Moderati.