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giovedì, 12 Febbraio, 2026
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Referendum, putiferio su video Dem per No: "Ma che curling fanno al Pd?"

Roma, 12 feb. (askanews) – La sintesi più efficace si trova sul luogo del delitto: “Ma che curling fanno al Pd?”. Sui social impazzano i commenti all’ultimo video postato sui canali del partito – e sparito in nottata, ma il danno era già fatto – per la campagna a sostegno delle ragioni del No al referendum sulla giustizia. In pratica, uno spezzone della gara dei due azzurri campioni di curling, Amos Mosaner e Stefania Constantini, “a loro insaputa” testimonial per il No. Il presidente del Coni Luciano Buonfiglio si dice “sbalordito”, i due atleti chiedono e ottengono la rimozione del post da ogni dove, il centrodestra grida allo scandalo. E non è nemmeno la prima volta.

Una settimana fa, sempre per questa benedetta campagna del No alla riforma Nordio, un altro video ha scatenato un putiferio nel centrosinistra, perchè accostava chi vota Sì al referendum a CasaPound (“Loro votano Sì, noi difendiamo la Costituzione”, lo slogan), postando su Facebook il video di un’adunata fascista, scandita da urla “presente” e da saluti romani. Peccato che una parte del Pd si sia esposta dichiarando di votare Sì, peccato che siano per il Sì ex parlamentari e costituzionalisti Dem (Stefano Ceccanti), padri fondatori del partito (Cesare Salvi, Enrico Morando, per fare due nomi), l’ex presidente della Consulta Augusto Barbera, sempre molto ascoltato a sinistra, la vice presidente Dem del Parlamento europeo Pina Picierno, che ha definito “insultante e svilente” la linea comunicativa che assimila al fascismo chi voterà Sì.

Ora il caso del video sul curling, disciplina divenuta velocemente uno sport nazionale amato, seguito, capace di incuriosire e con atleti popolarissimi. Stefania Constantini stella del curling – costretta oggi a ribadire in una storia che il proprio impegno “rimane esclusivamente sportivo” -, ha su Instagram quasi 220mila follower, ventimila in più, per dire, dell’account del Partito Democratico. Nel video ‘incriminato’ la si vede in primo piano sulla pista di ghiaccio: con un colpo lancia la stone, mentre Mosaner con la scopa da curling abrade la superficie per ottenere la traiettoria desiderata e conquistare il centro della casa. Felicità olimpica? Non proprio, l’obiettivo della stone su cui aleggia il banner “no al referendum” non è l’oro olimpico ma sfrattare dalla casa la scritta “La giustizia controllata dal governo”. Gaffe, rimozione del post, attacchi dal centrodestra.

Raffaele Speranzon, vicepresidente vicario dei senatori di Fratelli d’Italia, si spinge a osservare che questa situazione imbarazzante “rischia di turbare i nostri atleti impegnati a onorare il Tricolore alle Olimpiadi invernali e si aggiunge alle innumerevoli fake-news che stanno propinando contro la riforma della Giustizia”.

Il capogruppo azzurro al Senato Maurizio Gasparri parla di “una vergognosa speculazione del Pd”, il vice presidente della Camera Giorgio Mulè osserva che “sporcare le olimpiadi con una propaganda ridicola strumentalizzando i nostri atleti può appartenere solo a chi, nella disperata caccia al consenso, ha perso il senso della misura”. Lo stesso ministro Nordio parla di “post che alterano la pacatezza del dialogo sulla riforma” mentre il Pd in una nota dopo la rimozione del post, parla di “meme” in “contesto ironico” e garantisce che “non vi era nessuna intenzione di coinvolgere direttamente gli atleti nella campagna referendaria, di attribuire loro una posizione politica, nè di strumentalizzare in alcun modo le loro prestazioni sportive, delle quali siamo, come tutti orgogliosi”.