HomeAskanewsRisoluzione ‘campo largo’ su Giorgetti agita Pd, tensione con i Riformisti

Risoluzione ‘campo largo’ su Giorgetti agita Pd, tensione con i Riformisti

Roma, 5 ago. (askanews) – La spaccatura non è stata messa agli atti solo perché alla fine la risoluzione Pd-M5s-Avs non è stata votata, da regolamento è stata preclusa dopo il voto di quella di maggioranza, ma sul piano politico è stata un’altra giornata tesa nel centrosinistra. Questa volta, però, le tensioni sono tutte interne al Pd, il documento unitario tra i dem e M5s-Avs evita strappi con gli alleati ma provoca un subbuglio tra i democratici e a lamentarsi non sono solo quelli della minoranza. Lorenzo Guerini ribadisce che lui – e gli altri ‘riformisti’ – non avrebbero votato comunque il documento, ma anche nell’area di Stefano Bonaccini il malumore era evidente. Una polemica messa in conto dal quartier generale Pd, che non intende lasciare a Giuseppe Conte il monopolio della linea contro il riarmo.

La tensione era esplosa già ieri sera, quando la minoranza ha letto sulle agenzie la bozza della risoluzione unitaria. “Così non è condivisibile, speriamo che la notte porti consiglio”, era stato il commento a caldo. Ma il testo depositato stamattina è esattamente quello diffuso ieri sera e i ‘riformisti’ erano già pronti ad assentarsi al momento del voto quando, appunto, si è capito che il testo non sarebbe proprio stato messo ai voti in quanto ‘precluso’ a norma di regolamento.

Un aiuto a limitare la spaccatura, ma Elly Schlein ha voluto comunque parlare della vicenda con Guerini. Un chiarimento, utile a preservare i rapporti personali, ma che non scioglie il nodo politico. Guerini, racconta più di un parlamentare, ha avuto anche un paio di scambi più ‘franchi’ con Peppe Provenzano e Chiara Braga, anche in questo caso terminati con un rasserenamento sul piano personale.

Quello che appunto non è risolto è il dato politico. Ha spiegato Guerini: “Ho espresso, una volta visto il testo, le mie riserve che mi avrebbero portato a non sostenerla”. Ma le proteste con il quartier generale hanno riguardato anche il metodo, la scelta di non condividere prima con la minoranza un testo su un argomento storicamente delicato per il partito e per la coalizione. I ‘riformisti’, peraltro, hanno votato i testi di Iv e Più Europa (che non sono stati preclusi), per sottolineare la loro posizione a favore del Safe e della difesa europea.

Uno dei sostenitori della Schlein minimizza: “Si sono arrabbiati, va bene. Devono segnalare la loro posizione, bene così. Ma noi abbiamo fissato una linea. E le cose scritte nella risoluzione le abbiamo già votate tante altre volte”. Insomma, l’accusa è di avere sollevato una polemica strumentale, per avere visibilità, perché il no al 5% del Pil per le spese Nato, il no al riarmo a livello nazionale e il no allo scostamento di bilancio per le spese militari sono posizioni già espresse dal Pd.

Lo dice esplicitamente Provenzano: la risoluzione “contiene le posizioni già più volte espresse e formulazioni che abbiamo già votato in mozioni unitarie recentemente con tutte le forze di opposizione della nostra alleanza”.

“Certo – ribatte un parlamentare della minoranza – peccato che le altre volte nei testi che presentavamo c’erano anche tanti punti per spiegare nel dettaglio che il sostegno all’Ucraina non è in discussione, che noi vogliamo investire nella difesa europea e via dicendo. Se togli quella parte resta solo… Conte”.

E’ questa la critica più politica che viene mossa dalla minoranza: il leader M5s già domenica aveva strappato su Ucraina e primarie, ora gli si concede una mozione unitaria che M5s festeggia come “molto soddisfacente”, in questo modo diventa lui quello che detta la linea. Argomento respinto dai parlamentari schleiniani: “Non è così, quelle sono le nostre posizioni, le abbiamo votate più volte, non cambia niente”.

Ma tutti sanno che non finisce qui, “Conte farà così per tutte le prossime settimane, fino alle primarie”, dice un parlamentare schleiniano. “Dobbiamo farcene una ragione e non cadere ogni volta in queste trappole in cui finiamo per scontrarci tra di noi”.