Il libro di Roberta Gisotti dedicato al tema della violenza sulle donne si distingue innanzitutto per il rigore documentale e per l’ampiezza dello sguardo con cui affronta un fenomeno tanto drammatico quanto strutturale nella nostra società. L’autrice offre agli operatori del settore — avvocati, magistrati, forze dell’ordine, assistenti sociali, psicologi — un solido apparato statistico che restituisce al problema la sua dimensione reale, sottraendolo tanto alla superficialità quanto alla retorica. I dati non si limitano a fotografare la violenza nella sua manifestazione più evidente, ma ne esplorano l’esito estremo e irreversibile: il femminicidio, tragico epilogo di un percorso spesso segnato da segnali ignorati o sottovalutati.
Dati, diritto e rete di protezione
Oltre la fredda oggettività dei numeri, il volume accompagna il lettore attraverso l’evoluzione della legislazione italiana in materia e propone un’attenta ricognizione degli organismi istituzionali e delle realtà territoriali impegnate nel contrasto al fenomeno, come i centri antiviolenza. Ne emerge una rete complessa, fatta di interventi, prevenzione e tutela, che tuttavia si confronta con un dato allarmante: l’abbassamento progressivo dell’età in cui la violenza si manifesta, con una diffusione preoccupante anche tra gli adolescenti. È qui che il libro assume una dimensione ancora più urgente, intercettando un disagio generazionale che chiama in causa modelli educativi, culturali e relazionali.
Lo sguardo sull’autore della violenza
L’aspetto più originale dell’opera risiede nel cambio di prospettiva. Il focus non resta confinato alla vittima, ma si sposta anche sull’autore della violenza: l’uomo. Figura spesso ridotta a emblema mediatico, esposta a una rapida e talvolta sommaria condanna pubblica, egli viene invece analizzato dall’autrice nella sua complessità psicologica e sociale. Senza indulgere in giustificazioni, il libro suggerisce che una parte della soluzione passi anche attraverso il recupero, la rieducazione e l’assunzione di responsabilità da parte degli uomini che hanno commesso tali reati.
Responsabilità condivisa e prevenzione
Attraverso interviste a psicologi impegnati in percorsi di trattamento per uomini maltrattanti e testimonianze dirette di alcuni autori di violenza, il testo apre uno spazio di riflessione non scontato. Si comprende come la spirale violenta non sia un destino ineluttabile, ma un circuito che può essere interrotto solo mediante un lavoro parallelo e integrato su entrambi i poli della relazione: uomo e donna. Non una contrapposizione, dunque, ma un percorso di consapevolezza condivisa.
In sintesi, il libro propone una visione innovativa e coraggiosa, capace di superare la narrazione emergenziale che troppo spesso domina le prime pagine dei media, talvolta in modo parziale o sensazionalistico. È un’opera che invita a spostare lo sguardo dalla reazione emotiva alla comprensione strutturale, dalla denuncia alla responsabilità collettiva. Una lettura necessaria per chi desidera affrontare il tema con maturità, lucidità e autentica volontà di cambiamento.
