HomeAskanewsRussia, il caso dell’influencer Bonya lancia un raro (e spinoso) dibattito

Russia, il caso dell’influencer Bonya lancia un raro (e spinoso) dibattito

Roma, 23 apr. (askanews) – Una serie di appelli rivolti al presidente Vladimir Putin tramite video e piattaforme social da parte di personaggi famosi ha acceso in Russia un dibattito sulle difficoltà vissute dalla popolazione, tanto insolito quanto animato. Al centro dell’improvviso lamentarsi e commentare c’è Viktoria Bonya, influencer ed ex star del reality show Dom-2 (una specie di Grande Fratello versione russa), che si è rivolta al leader russo, affermando che “il popolo ha paura”.

In un video che dura 18 minuti e ha raccolto oltre 30 milioni di visualizzazioni, Bonya accusa funzionari e burocrati di nascondere a Putin i veri problemi del Paese. “Esiste un enorme muro tra voi e noi gente comune”, afferma, e cita emergenze concrete come le inondazioni nella repubblica caucasica del Daghestan, l’inquinamento da petrolio sulle coste del Mar Nero e i blackout di internet, quest’ultimo problema particolare delicato per i russi, sia nel quotidiano che nello svolgimento di attività imprenditoriali.

Le sue parole hanno scatenato simili reazioni di personaggi pubblici e quindi un dibattito sulla possibilità che stia emergendo il malcontento sociale in Russia e su quanto sia ancora possibile criticare apertamente le autorità. Le discussioni peraltro incrociano la diaspora russa, dove le posizioni anti-Putin sono molto rappresentate, e i russi in patria.

Bonya oggi vive a Monaco e ha oltre 13 milioni di follower su Instagram. E’ una figura controversa: in passato ha promosso teorie complottiste, ma per molti russi resta “una di noi”, una giovane donna partita da una piccola città dell’Estremo Oriente russo e arrivata al successo.

Il Cremlino, interpellato al riguardo, ha fatto sapere tramite il portavoce Dmitrij Peskov che nessuno dei problemi citati da Bonya sarà ignorato. Tuttavia, secondo fonti citate sui social, i media filogovernativi avrebbero ricevuto l’ordine di smettere di parlare del caso. Anche i bot pro-Cremlino sui social avrebbero improvvisamente interrotto i commenti contro l’influencer.

Nessuno sconto invece da parte di alcuni sostenitori delle politiche del Cremlino, come il conduttore televisivo Vladimir Solovyev, colui che nei giorni scorsi ha insultato con parole volgari la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Spesso accusato di prendersela in particolare con le donne, Solyev ha attaccato Bonya in diretta TV, accusandola persino di essere legata al presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Anche il deputato ultraconservatore Vitaly Milonov l’ha liquidata con commenti sessisti, definendola una “escort di Dubai”.

Alcuni blogger filogovernativi hanno evocato un piano occidentale per destabilizzare la Russia attraverso il malcontento popolare.

Tuttavia, la questione va ben oltre lo schema della presunta trama occidentale, se il capo del partito comunista Gennady Zjuganov si ritrova allineato con molte delle istanze presentate dalla influencer che risiede a Monaco. Zjuganov ha esplicitato di essere stato il primo a sollevare tali questioni e sembra deciso a battere il tasto in vista delle elezioni parlamentari di settembre.

Tra gli oppositori del Cremlino, le reazioni sono state miste. Ljubov Sobol – avvocata, attivista politica e figura dell’opposizione nota per essere stata una stretta collaboratrice di Alexei Navalny – ha apprezzato il fatto che una figura pubblica abbia dato visibilità ai problemi dei cittadini, pur criticando l’elogio di Bonya nei confronti di Putin. “Se non sa cosa accade nel Paese, allora è incompetente. Ma in realtà sa tutto”, ha dichiarato.

Ivan Zhdanov, a sua volta alleato del defunto Alexei Navalny, ha sostenuto che Bonya abbia semplicemente colto l’umore del popolo e deciso di cavalcare un’ondata di frustrazione, forse senza aspettarsi una reazione così forte.

Bonya ha poi risposto agli attacchi e ha invitato le donne a ribellarsi agli insulti pubblici. Ha anche annunciato euna possibile class action contro chi offende le donne nei media statali e ha denunciato l’ipocrisia di chi parla di “valori tradizionali” mentre utilizza linguaggi volgari e sessisti in televisione.L’idea trova sponde, ad esempio della nota giornalista Ksenja Sobchak, figlia del defunto ex sindaco di San Pietroburgo, nonchè capo di Putin negli anni Novanta presso il municipio della città sulla Neva. Sobchak ha criticato apertamente Solovyev per gli attacchi a Bonya (e anche alla premier Meloni).

Tutto questo, mentre i crescenti problemi nell’utilizzo di internet sono diventati croce quotidiana per i russi. I blackout di internet mobile sono routine e le autorità li giustificano con la minaccia dei droni ucraini, ma l’effetto reale è che smartphone e computer si bloccano, i bancomat smettono di funzionare, e l’unico rifugio sono le cosiddette “liste bianche” — un elenco di siti approvati dal Cremlino. Un commentatore ha paragonato la campagna alla crociata di Gorbaciov contro l’alcol negli anni Ottanta: impopolare, caotica, e alla fine inutile.