Roma, 10 apr. (askanews) – Mentre appare sempre più problematica la situazione dei carburanti per il trasporto aereo, lunedì si riunirà il collegio della Commissione europea, giornata inconsueta per questo genere di incontri, ma diversi eurocommissari in settimana, specialmente quelli economici, saranno impegnati in trasferta a Washington, assieme alla Bce, ai ministri delle Finanze e ai banchieri centrali, per le riunioni primaverili di Fondo monetario internazionale e Banca mondiale a Washington.
E proprio a Washington, lunedì, si terrà un incontro tra la direttrice del Fmi, la bulgara Kristalina Georgieva, il presidente della Banca mondiale, l’indiano Ajay Banga, e il direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia, il turco Fatih Birol. Una riunione sulle misure dei Paesi per fare fronte ai rialzi dei prezzi dell’energia innescati dalla guerra in Iran.
Oggi l’economista turco ha rilanciato gli allarmismi sul rischio di penurie di kerosene e diesel in Europa. Intervistato da Der Spiegel, ha colto l’occasione per suggerire alla Germania tra le misure da intraprendere quella di infrangere una delle sue peculiarità più tradizionali nei trasporti: adottare dei limiti di velocità in autostrada.
Perché quello di far leva sui limiti di velocità – abbassandoli – è uno degli elementi che l’Aie ha già indicato tra i possibili interventi per fare fronte alla crisi energetica.
E su questo lunedì dalla Commissione è possibile che, a seguito della riunione, venga sfornato l’annunciato pacchetto di raccomandazioni sulle misure da adottare in maniera coordinata tra Paesi Ue. Nei giorni scorsi il commissario all’Energia, Dan Joergensen, svedese, aveva anticipato che si sarebbe ispirato alle linee guida in 10 punti dell’Aie.
Quest’ultima ha appunto indicato una serie di misure tra cui il maggiore ruolo del lavoro da remoto (chiamato in Italia “smart work”), la riduzione della velocità su strade e autostrade, il maggior ricorso ai mezzi pubblici e in genere il risparmio energetico e dei consumi. Misure che se indicate a livello Ue, anche solo come “raccomandazioni”, segnerebbero di fatto un cambiamento di linea da parte di Bruxelles, dove finora la posizione ufficiale sostenuta è stata quella che non c’è un rischio sulla sicurezza degli appovvigionamenti ma un problema sui prezzi.
Nel frattempo gli aeroporti europei temono una carenza “sistemica” di carburante per aerei se lo Stretto di Hormuz non verrà riaperto completamente entro tre settimane, ha avvertito il settore. Il Financial times riporta di una lettera inviata da Aci Europe (l’associazione che rappresenta gli aeroporti europei) alla Commissione europea, nella quale si afferma che le scorte di carburante per aerei si stanno esaurendo e si rischia una carenza nelle prossime tre settimane.
Nella lettera visionata dal giornale londinese, l’associazione ha avvertito il commissario europeo per i Trasporti, Apostolos Tzitzikostas, delle “crescenti preoccupazioni del settore aeroportuale in merito alla disponibilità di carburante per aerei, nonché della necessità di un monitoraggio e di un’azione proattiva da parte dell’Ue”.
“Se il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz non riprenderà in modo significativo e stabile entro le prossime tre settimane – scrive Aci Europe -, una carenza sistemica di carburante per aerei diventerà realtà per l’Ue”.
Tutto questo mentre i fari restano puntati sulle trattative Usa-Iran con la mediazione del Pakistan. Tenendo presente che anche se si dovesse raggiungere una intesa più solida della tregua vista finora, che non sembra aver riaperto granché i traffici a Hormuz, alcuni dei propositi espressi da esponenti dell’Iran fanno sperare poco in termini di normalizzazione dei volumi. Precedentemente alla crisi dallo stretto transitavano oltre un centinaio di petroliere o cargo ogni giorno. Ora gli iraniani vorrebbero pretendere di controllare ogni nave – per evitare il passaggio di armi – e la logistica imporrebbe di limitare i traffici a una quindicina di petroliere al giorno.
