Milano, 13 feb. (askanews) – Ermal Meta torna in gara al Festival di Sanremo tra i Big della 76esima edizione con il brano “Stella stellina”, una canzone importante, di resistenza e speranza, nonostante tutto.
“Stella stellina” racconta, attraverso un testo poetico, mai retorico e immagini fortemente evocative, la storia di una bambina palestinese che non ha volutamente un nome, diventando così rappresentazione di tutti i bambini innocenti colpiti dalla violenza.
“Stella Stellina parla di una bambina di Gaza vista dagli occhi di un suo connazionale. È nata in un momento come tanti in cui stavo suonando, cantando, inventando canzoni e melodie per la mia figlia piccola e poi mi erano rimaste in mente delle immagini che avevo visto qualche ora prima davvero sconvolgenti, le immagini che provenivano da Gaza. Ho preso quella melodia, quella che mi ero inventato qualche ora prima per giocare con mia figlia, e ne ho fatto una canzone” racconta Ermal che pero chiarisce che non è una canzone politica. “È una canzone umana. E’ una canzone che prende come riferimento non la politica, ma la brutalità dell’essere umano. E racconta di un essere estremamente fragile, come può essere una bambina, va oltre la politica. La politica è il servizio dell’uomo. Non è l’uomo il servizio della politica. Quindi definire una canzone politica è come farle un torto, è ridurla. Invece va ampliata”.
Le sonorità mediorientali che caratterizzano la produzione curata da Ermal e Dardust, ci trasportano immediatamente in quella parte di mondo, anche grazie all’utilizzo sapiente di strumenti come l’oud che contribuiscono a definire un impianto sonoro coerente con il racconto, rafforzandone l’impatto emotivo.
Per il cantuatore, Sanremo è “Tutto insieme, tranne le aspettative, perché non sono uno che vi vede aspettative, però ricordi sì, ansia tantissima, momenti anche divertenti, grandi, grandi e inaspettate soddisfazioni”. Per te è un palco che va rispettato? “Per me è un palco sacro, sì, va assolutamente rispettato”.
