HomeAskanewsScontro in Consiglio Ue sul prestito all’Ucraina, Orban mantiene il veto

Scontro in Consiglio Ue sul prestito all’Ucraina, Orban mantiene il veto

Bruxelles, 19 mar. (askanews) – Scontro, al Consiglio europeo, sul prestito da 90 miliardi all’Ucraina bloccato dall’Ungheria e dalla Slovacchia. Dopo 90 minuti di una discussione “accesa”, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e i leader europei non sono riusciti a convincere Viktor Orban a rimuovere il veto e alla fine il capitolo delle conclusioni sul tema è stato approvato a 25, come era accaduto anche a dicembre.

Del resto, il primo ministro ungherese era stato chiaro arrivando all’Europa Building: “Vogliamo ricevere il petrolio che l’Ucraina sta bloccando. Non supporteremo nessuna decisione in favore dell’Ucraina finché l’Ungheria non riceverà il petrolio che le appartiene”. Concetto ribadito per ben due volte, all’inizio e alla fine, nel corso della discussione. La questione riguarda l’oleodotto di Druzhba, che porta petrolio russo a Ungheria e Slovacchia sulla base di una deroga europea alle sanzioni. L’oleodotto è stato danneggiato da bombardamenti russi e secondo Orban l’Ucraina sta deliberatamente rallentando i lavori di riparazione per creare un danno a Praga, anche in vista delle elezioni politiche del prossimo 12 aprile (con sondaggi che vedono l’attuale primo ministro dietro al suo principale sfidante). La Commissione ha inviato sul posto una missione tecnica per accertare la situazione, ma ancora non sono stati comunicati i risultati.

Costa, secondo quanto riferito, è intervenuto definendo “inaccettabile” il comportamento di Orban, dato che l’accordo sul prestito era stato raggiunto al Consiglio di dicembre anche da Ungheria e Slovacchia che ora devono rispettare quell’impegno, secondo il “principio di buona fede”. Una posizione supportata praticamente da tutti gli altri capi di Stato e di governo – assicurano fonti diplomatiche – ma senza risultato. Del resto, come ha notato l’Alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas, “in tempo di elezioni le persone non sono razionali…”. Il problema è che, al momento, non sembra esserci a disposizione un ‘piano B’ per far partire il prestito e l’Ucraina ha risorse, secondo i calcoli, al massimo fino alla fine di aprile.

Nel corso della discussione sull’Ucraina è intervenuto, in videocollegamento, anche il presidente Volodymyr Zelensky. “Negli ultimi giorni – ha detto – abbiamo ricevuto segnali dalla parte americana che i colloqui potrebbero riprendere presto. Ma con quale atteggiamento si presenterà questa volta la parte russa ai negoziati? Dipende da tutti noi, insieme, fare in modo che i russi non arrivino a questi colloqui pensando che la loro posizione sia diventata molto più forte”. Sicuramente, da parte di Kiev, c’è il timore che il conflitto in Medio Oriente possa ‘oscurare’ e togliere risorse alla guerra. E i segnali che arrivano dall’Ue (il blocco del prestito ma anche del 20esimo pacchetto di sanzioni, sempre a causa dell’Ungheria) destano preoccupazione. Anche per questo, ha detto, è necessario “ottenere una data chiara per l’adesione dell’Ucraina all’Ue” perché “se ci sarà una data chiara significherà che la Russia non potrà bloccare in alcun modo il nostro ingresso”, pur vedendo – è stata la ‘frecciata’ a Orban – che “diverse cose vengono bloccate” e come “sia difficile per un’Europa unita attuare anche decisioni già prese”.