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Scontro Salvini-Giuli in Cdm, poi ok a Piano Casa. Meloni: tema ci sta a cuore

Roma, 30 apr. (askanews) – Magari non era proprio così che si era immaginata il Consiglio dei ministri che alla fine ha varato il Piano casa. Né la conferenza stampa organizzata per illustrarlo per il quale è stato creato un logo ad hoc, scritta bianca su sfondo blu, che campeggiava alle spalle sue e dei ministri Matteo Salvini e Tommaso Foti. Giorgia Meloni si presenta davanti ai giornalisti per spiegare il provvedimento che punta a “rendere disponibili oltre 100 mila nuovi alloggi tra alloggi popolari e alloggi a prezzi calmierati nei prossimi 10 anni” a cui vengono dedicati “fino a 10 miliardi di euro di risorse pubbliche ai quali si devono sommare gli investimenti privati”. Si prevede, tra l’altro, un dimezzamento degli oneri dei notai per l’edilizia calmierata. Un decreto che “ci sta a cuore”, dice. E che, insieme al provvedimento sul lavoro varato martedì in vista del Primo maggio, alla nuova proroga del taglio delle accise per tre settimane e al ddl che rende più facili gli sgomberi delle case occupate illegalmente, intende mandare un messaggio chiaro. Ovvero che il governo “continua a lavorare” e lo fa “per risolvere i problemi delle persone”. Insomma, una mossa che fa parte della strategia messa a punto dopo la batosta referendaria che punta a mostrare l’esecutivo pienamente in sella. E che fa il paio con una inedita generosità comunicativa della stessa presidente del Consiglio che, addirittura, per ben due volte si presenta davanti ai giornalisti in una sola settimana.

Ma il Consiglio dei ministri diventa teatro di uno scontro molto acceso tra Salvini e il ministro della Cultura, Alessandro Giuli. Nodo del contendere è una norma che prevede che si possa intervenire sulle abitazioni anche senza coinvolgimento delle soprintendenze. “Finché sarò ministro non consentirò che si violi l’articolo 9 della Costituzione”, avrebbe detto Giuli minacciando di non votare il Piano. Il responsabile della Cultura avrebbe lamentato anche l’inserimento surrettizio dell’articolo sul quale non sarebbe stato preventivamente consultato. “Non si può pensare che una casa popolare Liberty degli anni ’20 possa essere distrutta nei suoi aspetti architettonici semplicemente dicendo ‘mi accingo a sventrarla’”, avrebbe argomentato Giuli. “Ma noi dobbiamo intervenire a Quarto Oggiaro”, avrebbe replicato Salvini. I toni, raccontano, sarebbero stati molto accesi nello stupore generale, con la presidente del Consiglio, costretta a mediare non senza qualche punta di irritazione.

Alla fine il via libera è arrivato e Meloni è scesa apparentemente sorridente in conferenza stampa per spiegare i “tre pilastri” su cui si fonda il Piano e ribadire la sua soddisfazione per essere riusciti a varare, dopo una lunga gestazione durata mesi, un provvedimento che “affronta una delle priorità più sentite dai cittadini, quello della casa”.

L’obiettivo era appunto quello di trasmettere, più all’opinione pubblica che alla stampa, l’immagine di un governo che continua a lavorare “nonostante la situazione difficile”. Ma l’irritazione torna sul finale, quando le viene rivolta una domanda sul caso Minetti che la premier arriva a giudicare come “campata in aria”, anzi ingiusta nei suoi confronti. “Posso chiedervi ogni tanto di parlare anche di quello di cui io sono responsabile e mi sto occupando'”, sbotta. “Voi chiaramente domani fate il titolo su questo e il mio lavoro – aggiunge – è diventato inutile anche oggi e questo non è giusto. Non è giusto perché penso che agli italiani interessi anche sapere cosa questo governo sta facendo per i loro problemi”.