Roma, 5 mar. – Negli ultimi anni la sicurezza sul lavoro si è arricchita di
regole e procedure, ma purtroppo gli incidenti continuano a
verificarsi e i risultati restano insoddisfacenti. Oggi però in
nostro aiuto possono intervenire le nuove tecnologie digitali e
l’intelligenza artificiale. Ne abbiamo parlato con Bruno
Ranellucci, CEO di Tutor Consulting:
“È chiaro che la tecnologia oggi è in continua evoluzione, quindi
dovremmo cercare di adottare e sviluppare delle tecnologie di
monitoraggio costante a salvaguardia dell’operatività quotidiana.
Attualmente esistono già dei sistemi alla guida che sono in grado
di capire se il guidatore ha un colpo di sonno o se sta perdendo
la traiettoria dell’auto e subentrano a salvaguardia
dell’incidente. Certamente si possono potenziare, ma è necessario
adottarle nel quotidiano”.
La tecnologia può dare un aiuto concreto, ma resta efficace solo
se viene compresa e accettata da chi la utilizza, diventando
parte di una cultura della sicurezza che nasce dalla
consapevolezza e dall’uso costante degli strumenti messi a
disposizione: “Sicuramente l’intelligenza artificiale rappresenta
uno strumento fondamentale ma bisogna saperla utilizzare –
afferma l’ingegnere Ottone Lambiase di Tutor Consulting –
quindi il primo step è proprio quello di educare le persone a
percepire le nuove tecnologie. In tal senso, occorre abitudine,
cultura e approfondimento”.
Un altro elemento determinante è la capacità di rendere le regole
e gli strumenti davvero comprensibili, così che chi lavora possa
riconoscerli al volo, interpretarli senza dubbi e usarli in modo
naturale nella propria attività quotidiana
“Chi fa il mio mestiere deve avere un obiettivo, ovvero quello di
creare certezze: le valutazioni dei rischi e le certificazioni
vengono fornite affinché le persone possano comprenderle in modo
rapido, chiaro, semplice e intuitivo. Ma l’ambizione è arrivare a
sistemi che tengano conto anche delle possibili distrazioni: il
concetto di “doppia sicurezza” consiste nel mettere davanti al
lavoratore diverse barriere prima che possa farsi male,
l’obiettivo è quello di creare per l’appunto una doppia barriera
che lo tuteli dall’infortunio” conclude Ottone Lambiase.
