Storicamente la CISL è stata il sindacato confederale più vicino al mondo cattolico, sia per cultura politica sia per riferimenti ideali: personalismo cristiano, riformismo sociale, centralità della contrattazione.
Oggi, tuttavia, questo legame appare molto più debole e frammentato, segnato da una perdita di riconoscibilità culturale e di iniziativa pubblica.
La scelta della Chiesa: nessun interlocutore privilegiato
Da diversi anni la Chiesa italiana — e ancor più il magistero di Papa Francesco — ha compiuto una scelta chiara: non avere più un interlocutore sindacale privilegiato, ma aprire un dialogo strutturato e continuativo con l’intero sindacato confederale.
Lavoro, disuguaglianze, transizione ecologica e digitale, sicurezza, migrazioni, pace: sono questi alcuni dei terreni sui quali si è sviluppato un confronto costante e trasversale con il movimento sindacale italiano.
Segnali evidenti di un nuovo modello di confronto
L’udienza concessa da Papa Francesco ai dirigenti e ai militanti della CGIL, così come l’intervento del cardinale Matteo Zuppi al congresso confederale della UIL a Bologna, rappresentano episodi emblematici di questo nuovo modello di relazione: aperto, plurale, non identitario.
L’incontro della UIL con mons. Fisichella
In questi giorni si è registrato un ulteriore appuntamento di particolare rilievo. La UIL confederale ha invitato S. E. mons. Rino Fisichella, pro-prefetto per il Dicastero dell’Evangelizzazione, a partecipare a una riunione straordinaria del proprio Esecutivo confederale.
Il dialogo si è concentrato su un tema che in passato aveva caratterizzato in modo distintivo l’azione sindacale — e che oggi appare spesso dimenticato —: la centralità della persona.
Dalle parole ai fatti: dialogo e collaborazione
Al termine dell’incontro, il segretario generale della UIL, Pierpaolo Bombardieri, ha sottolineato come il confronto abbia fatto emergere numerosi punti di sintonia: la difesa della vita, della dignità della persona e del lavoro, la tutela della salute e della sicurezza, la ricerca del bene comune.
Particolarmente significativo il riconoscimento espresso da mons. Fisichella per la scelta della UIL di proporsi come “sindacato delle persone”. Su questa base condivisa, è stata inoltre valutata la possibilità di avviare forme di collaborazione concreta sul territorio, per progetti di solidarietà rivolti a chi vive condizioni di disagio sociale e di solitudine, restituendo speranza a chi si trova nel bisogno.
Non soltanto dialogo, dunque, ma collaborazione fattiva.
E la CISL?
La domanda sorge spontanea: e la CISL?
Purtroppo, l’incapacità dell’attuale gruppo dirigente di alzare la qualità del dibattito e della proposta rischia di allontanare sempre più l’organizzazione da quel retroterra culturale che ne ha accompagnato e sorretto la storia per decenni. Una distanza che non è soltanto tattica o organizzativa, ma prima ancora culturale e politica.
