Torino, 7 ott. (askanews) – L’Italia ha talento e voglia di fare impresa, ma deve imparare a lavorare di più insieme, ricreando nell’innovazione quel meccanismo di competizione e collaborazione che ha fatto la fortuna dei distretti industriali. E le nuove imprese devono nascere guardando al mondo. È il messaggio lanciato da John Elkann, Ceo di Exor, intervenendo a Wave, l’evento organizzato alle Ogr di Torino da Vento, il fondo di venture capital della holding.
“In Italia l’ecosistema dell’innovazione è forte. C’è tantissima voglia di intraprendere, che è una caratteristica degli italiani. Il punto debole è che non si lavora abbastanza insieme”, ha detto Elkann.
“L’Italia è stata forte storicamente quando si è organizzata in distretti, nei quali si compete e si collabora. Anche nella tecnologia di oggi dobbiamo arrivare a quel buon meccanismo”, ha aggiunto.
Una capacità di fare sistema che deve accompagnarsi a un’ambizione internazionale. Per Elkann “il mondo deve essere considerato come un unico campo di gioco per le imprese italiane, che devono confrontarsi fin dalla nascita con la competizione globale”.
Un ruolo importante può giocarlo Torino, che secondo Elkann può ambire a diventare un distretto nelle attività legate allo spazio, alla robotica e alla salute. Le aggregazioni, ha spiegato, “avvengono in maniera organica”: ciò che conta è creare le condizioni perché nascano nuove iniziative imprenditoriali.
L’obiettivo di Vento è accelerare il processo. “Abbiamo sostenuto 220 imprese in dieci anni, ci auguriamo di arrivare a 1.000 nei prossimi dieci anni”, ha affermato Elkann. Vento ha contribuito finora alla creazione di oltre 3.000 posti di lavoro e di società per un valore complessivo superiore a 3 miliardi, il 5% del valore complessivo delle start up in italiane.
Tra gli ambiti su cui puntare ci sono medicina, spazio ed energia. “Il grosso degli investimenti in Vento va verso delle conoscenze, delle industrie che non esistono”, ha spiegato Elkann, sottolineando la necessità non solo di migliorare ciò che già esiste, ma di creare nuove tecnologie.
Al centro della trasformazione c’è l’intelligenza artificiale. Elkann ha paragonato la fase attuale dell’IA agli inizi della scoperta del fuoco, una tecnologia universale della quale si intravede ancora soltanto una parte del potenziale. Quanto all’impatto sul lavoro, Elkann ha invitato a non concentrarsi sulle attività che potrebbero essere sostituite: “Siamo veramente agli inizi”. Bisogna invece capire “quali sono le cose che possiamo fare e non immaginavamo di fare”.

