Roma, 18 mar. (askanews) – Potrebbe arrivare dopo l’estate la decisione riguardo la richiesta d’archiviazione sull’ultima inchiesta sulla strage di Ustica, la tragedia del Dc9 Itavia che precipitò la notte del 27 giugno 1980 provocando 81 morti. Stamane il gip del tribunale di Roma, fatto l’appello dei famigliari delle vittime che si sono costituite parte civile, e verificato il deposito dei verbali dei difensori, ha rinviato l’udienza al 27 maggio.
Daria Bonfietti, portavoce del comitato dei famigliari delle vittime, ha spiegato: “Noi crediamo che sarebbe davvero importante in un Stato di diritto che la magistratura riuscisse a scrivere tutta la verità sulla strage di Ustica, anche sugli autori materiali. Sappiamo le cause, sappiamo che i pm hanno consegnato 450 pagine piene di altri elementi che convalidano l’ipotesi dell’abbattimento di questo aereo civile in tempo di pace. Si ribadiscono con forza le conclusioni già raggiunte in passato del giudice Rosario Priore sulle cause della tragedia: il Dc9 è stato abbattuto durante un episodio di guerra aerea. Non solo: sono elementi che meritano di essere approfonditi e che i nostri legali illustreranno alla gip chiedendo di non archiviare, ma di far proseguire le indagini”.
Lo storico difensore di parte civile, l’avvocato Alessandro Gamberini, fuori dall’aula, ha aggiunto: “In questa vicenda si è arrivati ad un milione di pagine di atti. Abbiamo elementi di fatto che inducono a ritenere che ci siano pochi dubbi: il Dc9 è stato abbattuto. La Procura, nel chiedere l’archiviazione, ritiene che sia percorribile la strada della ‘quasi collisione’ di un missile, ma che non ci siano prove per attribuirlo. Noi aggiungeremo, quando ci verrà data la parola, che le prove non si possono sottovalutare. E’ stata trovata una manopola della cabina di pilotaggio all’interno del motore di destra dell’aereo. Si spiega in qualche modo?”.
Un altro legale di parte civile, l’avvocato Andrea Osnato, al giudice, ha annunciato la ricostruzione dell'”agguato di alcuni aerei” che entrano “nel corridoio di Grosseto”. “Vogliamo far vedere questi assassini che entrano in casa”, ha continuato.
“Proveremmo a chiedere la non archiviazione, proprio perché vorremmo che la magistratura riuscisse a scriverla la verità. Credo che sia importante, insisto, in un paese civile che riescano a dirci chi ci ha abbattuto un aereo civile in tempo di pace. Punto”, ha detto Bonfietti. “Se si dovesse arrivare comunque ad una archiviazione – ha proseguito – è chiaro che il problema rimane. A me piace sempre dirlo, il problema è tutto politico. E’ la capacità che deve mostrare il governo del mio paese, chiunque ci sia, voglio dire, no, di chiedere con più forza di quella che possono aver esercitato per la per le norme esistenti le magistrature, no? Loro, la politica, deve con più forza chiedere ai paesi amici alleati, la verità su quello che quella notte si doveva fare”. Risulta “evidente che è l’indicibile quello che doveva avvenire, che continua ad essere mantenuto. Chiediamo che il nostro paese si muova in maniera più responsabile, insomma, con la volontà, come dire, di farsi rispondere, no, di pretendere delle risposte”. Esiste la possibilità di arrivare alla verità? “La verità esiste, perché qualcuno l’ha abbattuto quell’aereo, quindi io credo che veramente debba essere scritta, se non sarà scritta né dalla magistratura né dalla politica sarà una grande sconfitta per un paese civile”, ha risposto Bonfietti.
Da quel tragico 27 giugno 1980 sono ancora gli stessi i punti interrogativi riguardo la strage di Ustica. Vengono ripetuti nel cortile a pochi passi dall’aula dove stamane si è tenuta l’udienza di opposizione alla richiesta di archiviazione sull’ultima inchiesta. “Ci sono le lenti sparite dal Mig libico…”, dice subito uno dei famigliari delle vittime, attirando l’attenzione di molti. “La Francia deve rispondere sulla portaerei Foch che stava nel Mediterraneo. Dobbiamo credere alle smentite ufficiali?”. Il ruolo degli Stati Uniti, adesso, appare più sfumato. “Non sono arrivate mai risposte vere da Washington – si sottolinea – Possibile che non sappiano nulla di quello che è avvenuto?”. I pubblici ministeri chiedono l’archiviazione perché, nonostante gli sforzi fatti in tanti anni di indagini e rogatorie, non è stato possibile identificare chi abbia materialmente premuto il tasto di lancio di quel missile fatale.
