Il governatore della California, il democratico Gavin Newsom, ha preso una posizione netta contro la politica commerciale di Donald Trump, annunciando l’intenzione di stringere relazioni “strategiche” con i Paesi che sceglieranno d’imporre per ritorsione misure analoghe contro gli Stati Uniti. Newsom ha lanciato un appello diretto alle nazioni chiedendo l’esclusione dei prodotti californiani dalle tariffe punitive.
“I dazi di Donald Trump non rappresentano la scelta di tutti gli americani”, ha dichiarato sfrontatamente Newsom in un video diffuso su X. Per questo, ha aggiunto, “a nome dei 40 milioni di americani che vivono nel grande stato della California, il perno dell’economia statunitense…lo stato manifatturiero dominante in America”, il nostro proposito “è quello di sostenere relazioni commerciali stabili con tutto il mondo”.
Le parole di Newsom sottolineano il peso cruciale della California nell’economia americana. Con un Prodotto Interno Lordo (PIL) di oltre 3.690 miliardi di dollari nel 2023 (fonte: Bureau of Economic Analysis), la California rappresenta da sola circa il 14-15% dell’intera economia degli Stati Uniti, superando il Pil di nazioni come l’Italia o il Canada. È un motore trainante in settori chiave come la tecnologia (Silicon Valley), l’agricoltura, l’industria aerospaziale e l’intrattenimento (Hollywood).
La mossa di Newsom evidenzia come gli Stati Uniti siano divisi sulla politica di Trump e riflette altresì la preoccupazione del Golden State per le potenziali ripercussioni negative sulle sue floride esportazioni. Ora, non c’è dubbio che stringere accordi diretti sul piano internazionale, con il preciso obiettivo di proteggere gli interessi del proprio stato, anche in contrasto con le politiche federali, potrebbe costituire una novità dirompente per gli Usa. Concretamente, è possibile? Resta da vedere, oltretutto, quali Paesi accoglieranno l’iniziativa del governatore californiano e come questa “diplomazia statale” potrà farsi largo nel panorama geopolitico.