Roma, 24 gen. (askanews) – Un successo politico di Forza Italia che portando all’approvazione e al referendum la “sua” riforma costituzionale della giustizia, prima del premierato caro a Fdi e prima dell’autonomia voluta dalla Lega, dimostra di essere “determinante nell’attività del governo e del Parlamento”. Il secondo dei tre giorni scelti da Forza Italia per celebrare i 32 anni dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi e del celebre discorso “L’Italia è il paese che amo” pronunciato il 26 gennaio del 1994 è per Antonio Tajani l’occasione di rivendicare il ‘primato’ su Matteo Salvini nel portare a casa una delle tre riforme per cui i cittadini hanno votato il centrodestra alle politiche del 2022 e di rilanciare: “Non basta la separazione delle carriere, non bastano i due Csm. Serve completare. Penso alla responsabilità civile dei magistrati, penso ad aprire un dibattito se sia giusto o meno continuare a conservare la polizia giudiziaria sotto l’autorità dei magistrati, discutiamone, parliamone”.
In una sala dell’hotel Ergife di Roma, gremita di simpatizzanti arrivati da tutto il centro Italia, il nome del Cavaliere risuona costantemente negli interventi di tutti. Francesco Paolo Sisto e Giorgio Mulè rispolverano anche uno dei cavalli di battaglia dei comizi del fondatore di Fi. Una sorta di credo laico, riadattato alla battaglia politica di oggi sul referendum, con cui i due dirigenti azzurri interrogano la platea per “onorare – spiega Mulè che è responsabile della campagna di Fi per il Sì – il patto di lealtà con il nostro Presidente rispondendo a poche domande con un Si o con un No”. Tra le altre cose chiede: “Volete un giudice finalmente terzo e imparziale? Volete che i pubblici ministeri abbiano gli stessi diritti degli avvocati della difesa? Volete che il magistrato che sbaglia paghi per i suoi errori?”.
Alle “mistificazioni” e alle “menzogne degne di Pinocchio” (copyright Mulè che porta sul palco il burattino di legno) che sostengono che la riforma abbia l’obiettivo di sottomettere la magistratura alla politica, Tajani risponde con una provocazione: “Non è vero che siamo il partito degli avvocati, siamo il partito dei magistrati. Con questa riforma puntiamo a salvaguardare la sacralità della toga, toglierla dal fango dove l’hanno buttata alcuni. Vogliamo depoliticizzarla. Fino ad adesso mi pare sia la politica che ha deciso chi deve fare carriera all’interno della magistratura perché fino ad adesso se facevi parte del Pd, prima del Pci, allora sì che facevi carriera, allora sì che difendevi la giustizia, allora sì che era giusto mandare in galera le persone”.
“Visto l’entusiasmo” Tajani è convinto “che al referendum i sì avranno un risultato straordinario. Sarà il più grande regalo a Silvio”. Tuttavia, ribadisce “non è in ballo il destino del governo, andremo avanti fino a fine legislatura”. La riforma della giustizia fa parte della “grande rivoluzione di Berlusconi” che tocca anche l’economia, la libertà economica. È l’occasione per lanciare altri segnali a Salvini: no a tassare gli extraprofitti (“roba da Urss”) e no a una Consob lottizzata: il leghista Freni non va bene come presidente, ribadisce.
Di libertà economica Fi discuterà domattina a Milano. Anche con Calenda con cui Tajani spiega di voler aprire un confronto in vista delle amministrative di Roma, Milano, Torino per trovare un candidato comune e replicare l’esperienza della Basilicata. Ma Fi non guarda solo a Calenda. “Stiamo costruendo la grande dimora dei moderati italiani”, dice Tajani, “non solo il centro del centrodestra, ma il centro di gravità permanente della politica italiana”. È in preparazione ad aprile un grande evento per celebrare i cinquanta anni del Ppe rivolto a tutti i moderati anche a quelli delusi dal centrosinistra che “ormai è solo sinistra”.
