HomeAskanewsTajani: Sanchez non mi pare abbia a cuore i rapporti transatlantici

Tajani: Sanchez non mi pare abbia a cuore i rapporti transatlantici

Roma, 6 mar. (askanews) – “Io non credo mai che le guerre dei dazi servano, però certamente è stata una scelta politica quella di (Pedro) Sanchez, che non mi pare che abbia granchè a cuore le relazioni transatlantiche. Si possono dire le cose anche in maniera diversa”. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri e vice presidente del Consiglio, Antonio Tajani, parlando al programma Start su Sky Tg24 della possibilità di esprimere solidarietà al premier spagnolo per gli attacchi ricevuti da Donald Trump.

“Anche noi non vogliamo la guerra. Anche noi siamo contro la guerra. Anche noi lo abbiamo nella Costituzione. Abbiamo detto e ribadito che non faremo mai la guerra”, ha sottolineato il titolare della Farnesina, “Ci siamo mossi per non inviare armi in Ucraina che potessero essere usate in Russia. Figuriamoci se vogliamo fare la guerra oggi. Ma (…) la bomba atomica la stava costruendo l’Iran, l’Iran stava costruendo missili per colpire l’Occidente”. Secondo Tajani, “dobbiamo sempre ricordare che noi siamo l’Occidente e siamo due facce della stessa medaglia”. E questo “non significa essere sottomessi a Trump”, ma “significa avere una linea politica”.

“Noi diciamo le cose che diciamo oggi quando c’era (Joe) Biden, le dicevamo quando c’era (Bill) Clinton, le dicevamo quando c’era (George W.) Bush, le dicevamo quando c’era (Ronald) Reagan”, ha sottolineato. “Io l’ho detto anche ieri in Parlamento”, ha poi chiarito, “Noi siamo contro l’incremento dell’uso delle armi nucleari. Questo assolutamente. E anche quando il presidente (Emmanuel) Macron parla di ombrello nucleare, io credo che non possa essere un Paese che decide che cosa bisogna fare e noi dobbiamo aggregarci alla scelta di un Paese. La scelta deve essere sempre fatta a livello europeo, tenendo conto che noi siamo il pilastro europeo dell’alleanza atlantica”. Tajani ha ricordato che “la Francia ha avuto sempre qualche dubbio sull’alleanza atlantica, sulla partecipazione militare, tant’è che la sede della Nato fu trasferita da Parigi a Bruxelles, proprio perché la Francia non voleva avere niente a che fare…Però sono scelte legittime di quel Paese. Noi abbiamo una politica diversa riguardo alla Nato e quindi continuiamo a dire che ogni scelta di tipo militare, anche qualora dovesse esserci una scelta di tipo nucleare, va presa a livello europeo. Non su iniziativa di un Paese che dice ‘io lo faccio, venite con me’. È ben diversa la cosa”.

“Parleremo su tutti i temi di difesa”, ha sottolineato, “E proprio perché deve essere una difesa europea, dobbiamo parlarne. Poi bisogna vedere se lo strumento nucleare francese è efficiente, serve o meno, perché alla Nato ci sono anche dubbi su questo. Io preferisco fare scelte a livello europeo e farle insieme alla Nato”.

Il capo della diplomazia italiana ha sottolineato che la Francia ha concesso le basi agli americani in Medio Oriente per compiere atti di guerra contro l’Iran. “La Francia ha dato le basi, cosa che noi non abbiamo fatto. Ha detto che (l’intervento militare) è illegale, però contemporaneamente dà le basi. Ma allora a che cosa serve, a salvarsi la coscienza?”, si è chiesto, “E’ una posizione un po’ contraddittoria. Se uno dice che l’azione è legale, non dà le basi – non in Francia, in Medio Oriente – per compiere atti di guerra. Quindi bisogna capire, i francesi parteciparono anche più volte con i britannici ad azioni di guerra insieme agli americani e agli israeliani. Noi non abbiamo mai partecipato a queste azioni di guerra, pur essendo amici di Israele, pur essendo alleati degli Stati Uniti. Quindi un conto è la sostanza, un conto sono le dichiarazioni di principio”.

“Io non critico, però dico soltanto che noi abbiamo detto che tutto quanto quello che sta accadendo purtroppo sta avvenendo al di là delle regole del diritto internazionale”, ha proseguito Tajani, “Ricordo quando mi accusarono di dire che ‘il diritto internazionale vale fino a un certo punto’. L’ho detto in una circostanza concreta. C’era l’attacco della Marina israeliana per fermare le barche della flottiglia. Fare in quel momento il dibattito sul diritto internazionale, se era legittimo o non era legittimo, chi aveva torto o chi aveva ragione, mi sembrava una questione di lana caprina perché in quel momento bisognava salvare le vite umane…Io penso sempre prima a salvare le vite umane, poi a fare i dibattiti di diritto. Ho studiato giurisprudenza per tanti anni e sono laureato in giurisprudenza, figuriamoci se non mi appassiono ai dibattiti di diritto. Ma come ministro e come italiano, il mio dovere è quello di salvare prima le vite degli italiani poi fare i dibattiti sul diritto”.