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Thiel all’Angelicum? Tecnologia, potere e tentazione post-umana

La possibile visita a Roma del fondatore di Palantir accende interrogativi sul rapporto tra cattolicesimo, capitalismo tecnologico e nuova destra americana. Un incontro che non è solo accademico.

Un ospite inatteso sotto la cupola di San Tommaso

La notizia circola con discrezione, quasi sottovoce: Peter Thiel, imprenditore della Silicon Valley e fondatore di Palantir Technologies, sarebbe atteso all’Angelicum per un incontro ristretto. Un appuntamento destinato a pochi invitati e avvolto da una certa riservatezza. Nulla di ufficiale, per ora. Ma abbastanza per suscitare curiosità negli ambienti romani dove università pontificie, diplomazia e politica spesso si sfiorano.

Il profilo dell’ospite, del resto, non è ordinario. Thiel non è soltanto un grande investitore tecnologico. È uno dei protagonisti della galassia che negli Stati Uniti collega capitale digitale, sicurezza nazionale e nuova destra politica.

Il capitalismo dei dati

La sua creatura più nota, Palantir, sviluppa sistemi di analisi dei big data utilizzati da agenzie di intelligence, apparati militari e governi occidentali. È la frontiera del capitalismo strategico: non più piattaforme social o e-commerce, ma infrastrutture digitali per prevedere, classificare e gestire la complessità del mondo reale.

In questo senso Thiel rappresenta una figura quasi paradigmatica della nuova élite tecnologica americana. Un’élite che non si limita a innovare i mercati, ma ambisce a ridefinire il rapporto tra tecnologia, potere e sicurezza.

Non sorprende che il suo nome sia spesso associato all’ambiente politico che ruota attorno a Donald Trump e al vicepresidente J.D. Vance, di cui Thiel è stato sostenitore e mentore.

Libertà senza democrazia?

Il punto più delicato riguarda però le idee. Thiel è noto per posizioni che, nel dibattito pubblico europeo, appaiono radicali: la convinzione che la democrazia liberale non sia necessariamente il punto di arrivo della storia politica e che l’innovazione tecnologica possa generare nuove forme di organizzazione sociale e politica.

È qui che entra in gioco il tema del transumanesimo, la prospettiva secondo cui l’uomo potrebbe essere superato o radicalmente trasformato dalla tecnologia. Un orizzonte che affascina parte della cultura libertaria americana ma che incontra, nella tradizione cristiana, una diffidenza profonda. Per il cattolicesimo l’idea di una “umanità migliorata” per via tecnica rischia infatti di scivolare verso una visione post-umana incompatibile con l’antropologia della persona.

Il cortocircuito romano

È proprio questo a rendere interessante – e un po’ ironica – la scena romana. Un protagonista della Silicon Valley, interprete di un capitalismo dei dati e talvolta vicino alle correnti transumaniste, che entra in dialogo con una delle università pontificie più legate alla tradizione tomista.

Forse è solo un seminario accademico. O forse è il segno di una tensione più profonda: la necessità, anche per il mondo cattolico, di confrontarsi con i nuovi centri del potere tecnologico globale.

In fondo la domanda è semplice e insieme vertiginosa: chi guiderà il futuro dell’uomo, la tecnoscienza o una nuova politica umanista? E non è affatto certo che la risposta nasca nella Silicon Valley.