La scelta di sopravvivere
Dopo il passaggio parlamentare la premier, tra il governare e il vivacchiare sembra aver decisamente scelto la seconda opzione. Dopo una scontata difesa d’ufficio ha infatti comunicato la volontà di andare avanti con il suo governo o con ciò che ne resta, nell’intento di allontanare le elezioni politiche dal recente risultato referendario.
Nella comunicazione pubblica parla di un’opposizioni che avrebbe paura del voto anticipato, ma in realtà la sua scelta non è altro che un tentativo di recuperare nei prossimi mesi l’immagine di invincibilità che ha avuto più o meno fino al 23 marzo scorso.
Un bilancio economico che pesa
Ma non sarà facile, perché dopo quattro anni di governo la paginetta delle cose fatte è rimasta tragicamente vuota; ovviamente si parla delle cose fatte bene, per migliorare o almeno conservare le condizioni e la qualità di vita degli italiani.
Ma niente da fare! Nonostante proclami, promesse e minacce varie, le condizioni economiche delle famiglie sono peggiorate con un’inflazione che nel carrello della spesa è arrivata al 25%, le imprese soffrono da tre anni per un continuo e prolungato calo della produzione industriale e il numero delle persone in situazione di povertà assoluta continua ad aumentare, avendo superato i cinque milioni e mezzo nel 2025.
E l’aver seguito le follie di Trump tra dazi, bombardamenti e guerre, ha ulteriormente aggravato la situazione.
Il nodo del PNRR e la narrazione del “tempo difficile”
Il maldestro tentativo di spiegare che questo governo si è trovato a gestire il periodo più difficile di sempre non regge. Non regge se messo a confronto con la drammatica esperienza della pandemia, ma soprattutto non corrisponde al vero se si pensa che quello in carica è l’unico governo della storia repubblicana ad aver potuto contare sulle risorse straordinarie del PNRR (209 miliardi di euro!), frutto del piano Next Generation EU contro il quale votò la destra nel Parlamento europeo nel momento dell’approvazione.
E pensare che se oggi non siamo ancora scivolati in una pesante recessione è proprio grazie a quelle risorse, nonostante siano state spese tardi e male.
Il rischio del galleggiamento
In questa situazione la permanenza di un governo che da oggi non potrà fare altro che galleggiare per non affondare, rischia di creare ulteriori gravi danni all’economia del paese.
Ma a Palazzo Chigi qualcuno (o qualcuna) deve aver ricordato una frase di un politico di lungo corso che in un momento di difficoltà per il suo governo liquidò una richiesta di dimissioni dicendo “meglio tirare a campare che tirare le cuoia”.
Evidentemente nel “palazzo” cominciano a percepire un clima di crescente incertezza per il paese, ma soprattutto per i loro destini personali; e “tirare le cuoia” non piace a nessuno!
