Roma, 19 gen. (askanews) – Lo spettacolo ‘Amore’ “abbraccia l’amore come è l’amore: doloroso, gioioso, bello, vitale, triste, il vuoto quando non c’è più. Tutte queste cose. Un amore intimo e universale”. Descrive così il regista Pippo Delbono, premio Ubu alla carriera, il suo spettacolo, andato in scena in tanti teatri del mondo, dalla Cina, all’Africa, all’Europa tra Portogallo, Italia e non solo, che è al suo ‘debutto’ a Roma, dal 20 al 25 gennaio, al Vascello.
‘Amore’ è un viaggio musicale e lirico che tocca le corde dell’anima, un progetto che nasce dall’amore per il Portogallo fra Pippo Delbono e il produttore teatrale Renzo Barsotti e dall’amicizia tra i due. “Centrale è il fado – spiega Delbono – perché la musica del fado parla proprio di passione, amore, dolore, perdita”, una musica popolare e melanconica, che dialoga e di cui si appropriano i corpi, le voci, le mani di artisti che agiscono sul palco mentre Delbono li guida “come un maestro di scena: questa volta sono in fondo alla sala, in mezzo al pubblico e porto avanti il racconto di ‘Amore’ con la mia voce, con i miei testi e le mie parole” oltreché con testi in portoghese, quelli del brasiliano Carlos Drummond De Andrade (“Che altro può una creatura se non amare tra creature, amare?”), Eugenio De Andrade, il capoverdiano Daniel Damásio Ascensão Filipe, Sophia de Mello Breyner Andresen, Florbela Espanca ma anche del francese Jacques Prévert e del boemo Rainer Maria Rilke.
Lo sguardo, assicura il regista ligure, “è ottimista perché alla fine – dice – ognuno può ritrovarsi, comunque sia, con se stesso e con il resto del mondo”. E’ un viaggio in cui si cerca di “evitarlo”, l’amore, per la “paura che assale” anche se “ne riconosciamo costantemente l’urgenza” ma il percorso “riesce poi, forse, a portarci verso una riconciliazione, un momento di pace in cui quell’amore possa manifestarsi al di là di ogni singola paura”. Nominando la parola, le si dà voce.
E’ pure un “discorso politico” che domanda quando “finiranno queste guerre, queste morti, queste stragi?. Bisogna ascoltare e aprirsi agli altri, amare le persone, non solo una razza. Io vedo la bellezza nel genere umano. Bisogna vedere la bellezza che c’è negli altri, a quel punto qualcosa succederà. Se guardo negli occhi una persona non l’ammazzo”, sottolinea.
L’energia che si trasmette dalla voce ipnotica e calda del regista si fonde con il teatro, i movimenti, la musica sul palco e avvolge la platea, è palpabile, materia. “Io sento di dare amore, e il pubblico mi ridà amore. Mi dà gioia, felicità, il fatto che è contento per un viaggio molto sofferto che è anche di speranza”.
Dopo ‘Amore’, Delbono sta pensando ad un altra tappa del suo cammino artistico che definisce “odissea”, uno spettacolo dal titolo ‘Voglio più luce’. Quella luce “che si prende dalle piccole vincite” come “quando il pubblico si commuove” alla presentazione di ‘Bobò: la Voce del Silenzio’, il film su Vincenzo Cannavacciuolo, in arte Bobò, un uomo sordomuto, analfabeta cresciuto in un manicomio e poi divenuto componente storico della compagnia (il 26 e 27 gennaio al cinema Farnese). “Goethe quando stava per morire ha chiesto di aprire le finestre: ‘voglio più luce’, ha detto. Io voglio vivere però, voglio più luce nella mia vita e nella vita degli altri”, aggiunge subito Delbono ricordando il suo percorso spirituale buddista.
‘Amore’, con Dolly Albertin, Margherita Clemente, Pippo Delbono, Ilaria Distante, Mario Intruglio, Pedro Jóia, Nelson Lariccia, Gianni Parenti, Miguel Ramos, Pepe Robledo, Grazia Spinella, Selma Uamusse. Musiche originali di Pedro Jóia e di autori vari. Al teatro Vascello a Roma, dal 20 al 25 gennaio.
