Nel cuore della Ciociaria, Trivigliano rinnova anche quest’anno una tradizione che è molto più di una rappresentazione natalizia. Il presepe vivente, giunto alla sua ventiseiesima edizione, ha richiamato all’apertura oltre diecimila persone, trasformando l’antico borgo ernico in un grande spazio narrativo condiviso, animato dalla partecipazione corale dell’intera comunità.
Il ruolo dei fedeli
Nato per volontà dei fedeli della parrocchia, il presepe vivente di Trivigliano è cresciuto nel tempo fino a diventare un appuntamento atteso ben oltre i confini comunali. A renderlo possibile è l’impegno costante di decine di volontari che lavorano per mesi alla preparazione delle scene, dei costumi, dei percorsi e dell’accoglienza, sotto la guida di don Rosario Vitagliano, punto di riferimento spirituale e organizzativo dell’iniziativa.

L’apertura del sindaco Latini e Rita Padovano
L’apertura della manifestazione ha visto una significativa partecipazione istituzionale: erano presenti i sindaci di Torre Cajetani e Fumone, assessori del Comune di Alatri e consiglieri comunali dei paesi limitrofi, a testimonianza di un evento che unisce dimensione religiosa, valorizzazione culturale e promozione del territorio. A dare avvio al lungo corteo di cittadini e visitatori sono stati il sindaco di Trivigliano, Gianluca Latini, insieme a Rita Padovano, accompagnando simbolicamente l’ingresso della comunità nel racconto della Natività.
In giro per il borgo
Il percorso del presepe attraversa vicoli, corti e spazi antichi del borgo, restituendo al visitatore un’esperienza immersiva che intreccia sacro e quotidiano, memoria e presente. Ogni scena non è solo rappresentazione, ma gesto condiviso, segno di un’identità che si rinnova attraverso la partecipazione.
In un tempo segnato dalla frammentazione sociale, il presepe vivente di Trivigliano continua a parlare un linguaggio semplice e universale: quello di una comunità che si riconosce, lavora insieme e affida alla tradizione il compito di tenere uniti fede, storia e futuro.
