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giovedì, 15 Gennaio, 2026
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Trump non rinuncia alla Groenlandia: ci serve per la nostra sicurezza

Roma, 15 gen. (askanews) – Donald Trump non rinuncia alla Groenlandia. Il sostanziale disaccordo emerso al vertice di ieri all’Eisenhower Building ha chiarito, una volta di più, le intenzioni di Washington: ‘l’ambizione americana di conquistare la Groenlandia è intatta’, ha ammesso amaramente la premier danese Mette Frederiksen, parlando di un progetto ‘grave’ che richiede sforzi congiunti per evitare che ‘questo scenario diventi realtà’. D’altra parte, lo stesso presidente degli Stati Uniti, discutendo con i giornalisti allo Studio Ovale, ha confermato le sue intenzioni: ‘Abbiamo bisogno della Groenlandia per la sicurezza nazionale’, ha detto. Mentre il silenzio di JD Vance – ‘ci odia’, ha detto un diplomatico europeo a Politico – e del segretario di Stato Marco Rubio, al termine dell’incontro, alimenta le speculazioni su come gli Usa cercheranno di appropriarsi di questo territorio ricco di terre rare. L’Italia, al momento, sembra escludere un’iniziativa militare. Roma ribadisce il ruolo del dialogo e della Nato sulla Groenlandia. I ministri degli Esteri e della Difesa, Antonio Tajani e Guido Crosetto, concordano: nessuna azione militare statunitense è all’orizzonte e l’Artico deve unire l’Alleanza atlantica, non dividerla.

UN GRUPPO DI LAVORO PER L’ARTICO Uno dei (pochi) elementi positivi emersi dal confronto, su cui provare a ricostruire le relazioni tra Danimarca, Stati Uniti e Groenlandia, è stata la volontà condivisa di istituire un gruppo di lavoro dedicato al rafforzamento della sicurezza nell’Artico.

In una dichiarazione rilasciata oggi, Frederiksen ha ribadito che ‘non è stato un incontro facile’ e ha confermato la creazione di un gruppo di lavoro incaricato di discutere le modalità per migliorare la sicurezza nella regione artica.

Ciò, tuttavia, non cambia l’esistenza di un disaccordo di fondo. ‘L’ambizione americana di conquistare la Groenlandia resta intatta’, ha sottolineato la prima ministra, spiegando che ‘la situazione è ovviamente grave e per questo continuiamo a impegnarci affinché questo scenario non diventi realtà’.

Frederiksen ha inoltre affermato che all’interno della NATO vi è consenso sul fatto che ‘una presenza rafforzata nell’Artico sia fondamentale per la sicurezza europea e nordamericana’. In questo quadro, la Danimarca ha ‘investito in modo significativo in nuove capacità artiche’, mentre ‘diversi alleati’ stanno partecipando a esercitazioni congiunte 2in Groenlandia e nelle aree circostanti’.

‘La difesa e la protezione della Groenlandia sono una preoccupazione comune per l’intera alleanza NATO’, ha concluso la premier danese.

ARCTIC ENDURANCE Diversi Paesi della NATO invieranno truppe in Groenlandia per l’esercitazione militare congiunta Arctic Endurance, dopo i colloqui tesi con la Casa Bianca sulle ambizioni statunitensi riguardo all’Isola.

Un contingente francese di 15 militari è già arrivato a Nuuk, la capitale groenlandese, mentre altri Paesi europei hanno confermato la propria partecipazione. All’operazione prenderanno parte Germania, Francia, Svezia, Norvegia, Paesi Bassi e Regno Unito.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha confermato oggi, durante il suo discorso di auguri alle Forze armate a Istres, l’invio di truppe militari francesi in Danimarca: ‘La Francia ha deciso di unirsi all’esercitazione programmata e avviata dalla Danimarca in modo sovrano e indipendente, nell’ambito della missione Arctic Endurance’.

‘Una prima squadra di militari francesi è già sul posto e sarà rafforzata nei prossimi giorni con mezzi terrestri, aerei e marittimi’, ha proseguito Macron. Secondo il capo dello Stato francese, questo è il ‘ruolo che la Francia deve svolgere’: ‘Essere pronti di fronte alla valutazione della minaccia. Sapersi adattare. Ed essere al fianco di uno Stato sovrano per proteggere il suo territorio’.

‘La Francia e gli europei devono continuare, ovunque i loro interessi siano minacciati, a essere presenti senza escalation, ma inflessibili nel rispetto della sovranità territoriale. In Groenlandia, territorio autonomo del Regno di Danimarca, gli europei hanno una responsabilità particolare, perché questo territorio appartiene all’Unione europea ed è quello di uno dei nostri alleati della NATO’, ha aggiunto il presidente francese.

LA POSTURA ITALIANA SUL FRONTE ARTICO In merito all’evoluzione degli eventi sul fronte artico, Roma ha rappresentato la propria postura tramite gli interventi alla Camera dei deputati del ministro degli Esteri Antonio Tajani e del ministro della Difesa Guido Crosetto.

‘Non credo sia all’orizzonte’ un intervento militare degli Usa in Groenlandia, ha affermato Tajani, ribadendo che ritiene ‘debba sempre prevalere il dialogo: anche con il Canada sembrava ci fosse una frattura insanabile’.

‘Ora si è creato un gruppo di lavoro, anche se ci sono posizioni diverse si vedrà’, ha osservato Tajani, specificando che ‘siamo tutti nella Nato, la Groenlandia non è parte dell’Ue ma ha l’unità nella corona con il Re di Danimarca, hanno un governo autonomo. Credo si possa trovare una soluzione con dialogo e confronto’.

‘Domani – ha annunciato inoltre Tajani – presenteremo il progetto dell’Italia per l’Artico, è un tema fondamentale dal punto di vista politico, economico-industriale e della ricerca. Faremo la nostra parte’. Quanto all’invio di militari italiani in Groenlandia, Tajani ha risposto: ‘La strategia non prevede la presenza di militari’.

Intervenendo alla Camera, il ministro Crosetto ha espresso che la Nato deve essere il quadro di riferimento per qualsiasi iniziativa in Groenlandia, evitando azioni unilaterali che rischierebbero di dividere l’alleanza.

‘Se vogliamo fare qualcosa in Groenlandia, facciamolo fare dalla Nato, dove ci siamo tutti e ci sono anche gli Stati Uniti’, ha sottolineato il ministro, evidenziando che le decisioni devono essere assunte in modo condiviso all’interno dell’Alleanza e non sulla base di chi interviene per primo.

Ragionando su una possibile corsa alla militarizzazione dell’Isola artica, Crosetto ha sostenuto che il vero obiettivo dovrebbe essere ‘usare la Groenlandia per unire e non per spaccare’.

‘Se entriamo nelle derive che tendono a spaccare, ci troviamo con tutto spaccato’, ha concluso il titolare della Difesa.

MOSCA PREOCCUPATA PER MILITARIZZAZIONE ARTICO La Russia, dal canto suo, ha affermato di essere ‘seriamente preoccupata’ per lo schieramento delle truppe NATO in Groenlandia.

La diplomazia russa, in una nota dell’ambasciata russa a Bruxelles, ha espresso la sua ‘seria preoccupazione’ per l’annuncio dell’invio di ulteriori truppe NATO in Groenlandia, in seguito a un incontro alla Casa Bianca tra i leader danese, groenlandese e americano.

‘Invece di svolgere un lavoro costruttivo all’interno delle istituzioni esistenti, in particolare del Consiglio Artico, la NATO ha scelto la strada della militarizzazione accelerata del Nord e sta rafforzando la sua presenza militare lì con il pretesto immaginario di una crescente minaccia da parte di Mosca e Pechino’, ha denunciato la diplomazia moscovita.

71% DEGLI AMERICANI CONTRARI AD USO FORZA IN GROENLANDIA La netta maggioranza degli americani, il 71%, considera una cattiva idea l’eventualità di ricorrere alla forza militare per conquistare la Groenlandia.

Il nuovo sondaggio Reuters/Ipsos mostra che solo il 17% degli intervistati sostiene gli sforzi degli Stati Uniti per ottenere il controllo dell’isola, mentre appena il 4% si dichiara favorevole all’uso della forza.

L’Istituto di ricerca rileva che due americani su tre temono che gli sforzi degli Stati Uniti per acquisire la Groenlandia possano danneggiare l’alleanza NATO e le relazioni con gli alleati europei.

Il sondaggio evidenzia, inoltre, opinioni contrastanti sull’importanza strategica della Groenlandia per gli interessi statunitensi: il 33% la ritiene fondamentale, il 32% non la considera così rilevante e il 35% non sa esprimersi.

Pur mostrando una forte opposizione all’uso della forza militare per conquistarla, gli intervistati appaiono più favorevoli all’idea di costruire ulteriori basi militari sull’isola nell’ambito degli accordi esistenti (33% la considera una buona idea contro il 29% che la ritiene negativa).

Il sondaggio Reuters-Ipsos è stato condotto dal 12 al 13 gennaio 2026 su un campione di 1.217 americani.